{"id":614,"date":"2021-11-11T09:09:23","date_gmt":"2021-11-11T09:09:23","guid":{"rendered":"https:\/\/reggioblog.it\/?p=614"},"modified":"2021-11-12T15:18:02","modified_gmt":"2021-11-12T15:18:02","slug":"intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/","title":{"rendered":"Intervista a Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico."},"content":{"rendered":"\n<p><strong>Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. A tredici anni nella Brigata Nera di Reggio Emilia. La famiglia sterminata dai partigiani.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/21e70257-a049-42cc-adcc-1ec0a89d569b.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-616\" srcset=\"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/21e70257-a049-42cc-adcc-1ec0a89d569b.jpg 768w, https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/21e70257-a049-42cc-adcc-1ec0a89d569b-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Quella che segue \u00e8 l\u2019eccezionale testimonianza di Giacomo Ghisi, reggiano di Cadelbosco Sotto, nato il 27 Aprile 1932, superstite di una famiglia di agricoltori sterminata dai partigiani comunisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Giacomo Ghisi \u00e8 anche un veterano della Brigata Nera di Reggio Emilia durante la Repubblica Sociale Italiana, dove si arruol\u00f2 a dodici anni e mezzo dopo l\u2019eccidio dei suoi cari. In camicia nera, a soli tredici anni, ha combattuto nella battaglia di Fabbrico contro i partigiani il 27 Febbraio 1945, durante la quale perse la vita suo fratello. A fine guerra, catturato e seviziato, venne poi rinchiuso nel campo di concentramento angloamericano di Coltano, in Toscana. Tornato alla vita civile, perse le propriet\u00e0 della famiglia nel reggiano, si \u00e8 costruito un lavoro ed una nuova famiglia fuori dalla provincia nativa. Il suo racconto, dai contenuti drammatici, costituisce una importante contributo alla storia reggiana e nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>La sua testimonianza, del 6 Settembre 2021, \u00e8 riportata di seguito come \u00e8 stata resa. Sono state aggiunte alcune note per illustrate il contesto degli eventi, i luoghi e le persone che vengono citate.<\/p>\n\n\n\n<p>Ringrazio il Gruppo Restauro Arte Novecento per avermi messo in contatto con Giacomo Ghisi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Aprile 1945. La cattura.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abLa prima volta che mi hanno fermato ero a Ombriano di Crema. Ero con i Tedeschi. Ero scappato con i Tedeschi. A Ombriano di Crema ero con una colonna di 22 camion, sono arrivati sopra con gli apparecchi: li hanno mitragliati tutti. La prima volta mi hanno preso l\u00ec. Ero io, mia madre, mia sorella e i miei due fratelli pi\u00f9 piccoli. La sera del 23 d\u2019Aprile<a href=\"#_ftn1\"><strong>[1]<\/strong><\/a> siamo usciti da Reggio, con un autotreno. Ma fatti venti chilometri ci hanno sparato nelle gomme e il camion carico di tutta la nostra roba \u00e8 rimasto l\u00ec. Io ero con la Brigata Nera<a href=\"#_ftn2\"><strong>[2]<\/strong><\/a>. Era un camion organizzato dalle Brigate Nere. Eravamo scaglionati. Con il camion eravamo in una ventina. Altri con altri mezzi. Il 24 ero nel parmense. Ero a Parma quando sono arrivati gli Americani. Ero ai giardini pubblici di Parma e sul Lungo Parma gi\u00e0 giravano gli Americani. Da l\u00ec siamo andati a Piacenza. Il 25 ero a Piacenza. Ho attraversato il Po il 25. Ero sulla sponda del milanese. I cannoni tedeschi appostati sull\u2019argine del Po sparavano verso Piacenza. Ci hanno sbrancati. Sono andato con un paio di colonne tedesche. L\u2019ultima era la pi\u00f9 grossa. Siamo partiti da Piacenza e siamo andati su. \u00a0Siamo andati a finire a Ombriano, in provincia di Crema. Eravamo su un camion tedesco. Ero con loro. L\u00ec \u00e8 stata la prima volta che ci hanno fermato i partigiani. Siamo rimasti due o tre giorni. Avevo la divisa estiva, senza distintivi. Quindi non figuravo come Brigata Nera. Me l\u2019avevano data a Reggio prima di partire. Un colore sul giallino. La povera mia madre ha discusso con i partigiani fino a quando non ci hanno lasciati andare. Sono dovuto tornare a Reggio. Perch\u00e9 non avevo pi\u00f9 documenti, non avevo pi\u00f9 niente. Sono tornato a Reggio a casa di un parente, che era un partigiano. \u00c8 stato lui a farci arrestare. Abitava appena fuori Reggio. Sono tornato a casa che mia madre e mia sorella le avevano gi\u00e0 portate via. Mi ha preso su in bicicletta e mi ha portato a Reggio, in Federazione, dove adesso c\u2019erano i partigiani. E hanno cominciato l\u00ec a seviziarmi: mi hanno piantato i pennini da scrivere sotto alle unghie. Mi hanno dato degli schiaffi. Avevo tredici anni. Ho compiuto 13 anni proprio il 27 d\u2019Aprile quando mi hanno preso a Ombriano. Quando mi sono arruolato nelle Brigate Nere avevo dodici anni e mezzo. Poi quel mio parente l\u00ec in bicicletta mi ha portato gi\u00f9 a Cadelbosco. A Cadelbosco c\u2019\u00e8 stato il bello. Ancora botte. Tre volte buttato contro il muro, con armi spianate contro. Nella caserma dei Carabinieri. La povera mia sorella l\u2019hanno picchiata a morte. Gli hanno dato dei calci nella pancia fino a staccargli la pelle interna della pancia. Forse \u00e8 stata la sua morte. Si \u00e8 curata. Ha resistito fino al 1975. Mia madre \u00e8 morta nel 1968, poveretta \u00e8 morta di crepacuore. Mi avevano ucciso il padre e due fratelli. Da Cadelbosco mi hanno portato a Reggio Emilia, ai Servi<a href=\"#_ftn3\"><strong>[3]<\/strong><\/a>. Non si pu\u00f2 immaginare l\u2019orrore che c\u2019era l\u00ec. Ai Servi c\u2019erano le celle con quattro dita di sangue ammuffito. C\u2019era una cella con dentro un motorino, cos\u00ec alla sera, quando iniziavamo a picchiare, mettevano in moto per non far sentire le urla. L\u00ec ai Servi eravamo un mucchio, perch\u00e9 eravamo fino nei sotterranei, nelle cantine. I primi tempi, tutte le sere partiva un camion di persone che non tornavano pi\u00f9. \u00c8 stato l\u2019orrore numero uno. Sono venuto fuori da l\u00ec quando mi hanno mandato in campo di concentramento. Quando mi hanno mandato a Coltano<a href=\"#_ftn4\"><strong>[4]<\/strong><\/a>. Divisi in squadre. Ero al campo numero sette. Da Reggio ci hanno portati a Modena, dove siamo stati due giorni in un campo dietro la Ghirlandina. Poi su vagoni bestiame ci hanno mandato a Coltano. A Coltano quando sono arrivato io c\u2019erano gli Inglesi che governavano. Alla fine, c\u2019erano le truppe italiane. Eravamo partiti da Reggio in un centinaio. Di Reggiani ce n\u2019erano al campo sei e al campo sette.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>La battaglia di Fabbrico.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abMi ricordo tutto. Mi ricordo quando siamo partiti da Reggio Emilia su tre o quattro camion. Eravamo un centinaio. Siamo andati gi\u00f9. Siamo arrivati a Fabbrico<a href=\"#_ftn5\"><strong>[5]<\/strong><\/a>. Eravamo a Reggio Emilia in centro, dove c\u2019\u00e8 l\u2019Istituto Ciechi. L\u00ec era la caserma della Brigata Nera. Nell\u2019attuale caserma dei Carabinieri c\u2019era l\u2019O.P.<a href=\"#_ftn6\"><strong>[6]<\/strong><\/a>. La nostra caserma era l\u2019Istituto Ciechi<a href=\"#_ftn7\"><strong>[7]<\/strong><\/a>. C\u2019era la compagnia giovanile e la compagnia degli anziani. Eravamo pi\u00f9 di un centinaio. La compagnia giovanile era quella sempre in movimento. Purtroppo, toccava a noi andare dove capitava, ai rastrellamenti. Come compagnia giovanile eravamo fra i sessanta ed i settanta. Avevo dodici anni e mezzo. Ero il pi\u00f9 giovane di tutti. Mi hanno preso dentro dopo la morte di mio padre e dei miei fratelli e l\u2019eccidio di tutti i miei parenti. Sono sei. Quasi sette: la povera mia zia era in cinta di otto mesi. Sono andato da solo, a mia madre non avevo detto niente. Quando sono tornato a casa avevo gi\u00e0 la divisa, ero gi\u00e0 incorporato. Facevo servizio come tutti gli altri. Dormivo in caserma. Facevo il mio servizio normale. Andavo di pattuglia. Per l\u2019addestramento, specialmente nelle armi, era venuto un ufficiale della Monterosa dalla Germania.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 stato tutto di notte. L\u2019avviso \u00e8 arrivato tardi, nella tarda nottata, la prima battaglia il 26 era stata con quelli di Novellara. Ci siamo preparati alla bella meglio, non attrezzati per una battaglia. Siamo andati gi\u00f9 per cercare di recuperare le salme dei morti. L\u2019armamento c\u2019era, ma non c\u2019era un quantitativo di munizioni adeguato ad un combattimento. Avevamo uno zainetto con poca roba. Mi ricordo com\u2019ero armato: avevo il moschetto. Tipo 91 \u201crimodernato\u201d, tagliata la canna accorciato. Quando c\u2019era previsione di un combattimento ti davano abbondanza di munizioni. Quella volta avevamo niente, solo la dotazione normale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Siamo arrivati a Fabbrico che era ancora quasi scuro. Ci hanno sguinzagliati in giro. Ero con uno dell\u2019O.P. Sono arrivato in punto. In un piazzaletto. Ho visto una macchia di sangue per terra. Mi sono insospettito. Mi sono girato e ho visto il coperchio di una cisterna che era stato aperto, era mosso. E con quello l\u00e0 ho detto \u201cqui c\u2019\u00e8 qualcosa\u201d. Prima ha aperto il coperchio. Poi \u00e8 andato a prendere un rastrello nella cascina. E ha girato il rastrello dentro la cisterna. \u00c8 venuto su un palo. E dopo il palo \u00e8 venuto a galla un ragazzo. Sanferino<a href=\"#_ftn8\"><strong>[8]<\/strong><\/a>. Era ferito e l\u2019hanno buttato dentro al pozzo ancora vivo. Gli avevano piantato il palo nella pancia per tenerlo sul fondo. Muovendo con il rastrello il palo si \u00e8 mosso ed \u00e8 venuto a galla. Era ancora in divisa. Con i pugni chiusi cos\u00ec, \u00e8 morto cos\u00ec poverino. L\u2019abbiamo tirato fuori e portato in piazza. Le donne l\u2019hanno denudato e lavato. \u00c8 stato poi avvolto in una coperta e alla fine l\u2019abbiamo portato su a Novellara, quando siamo rientrati.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>In paese sono stati presi ostaggi. Gli ufficiali hanno detto che dovevano riportare a Novellara qualcosa. Il Capitano. Ianni<a href=\"#_ftn9\"><strong>[9]<\/strong><\/a> non \u00e8 mai stato ritrovato. Avr\u00e0 fatto la medesima fine dentro in una cisterna. Cocchi venne portato in una casa e gli spararono a bruciapelo. Venne poi ritrovato. Altri sono morti nel combattimento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Nel pomeriggio, nel rientro, incolonnati, con gli ostaggi che si portavano a Novellara. Appena fuori, dove c\u2019\u00e8 stato il 26 \u00e8 successo anche il 27. E l\u00ec i partigiani erano in parecchi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Ero in dietro nella colonna. Ho fatto a tempo a buttarmi in un canale. Nel canale ho curato un Maggiore<a href=\"#_ftn10\"><strong>[10]<\/strong><\/a> che \u00e8 stato ferito in un braccio. \u201cPisciava\u201d sangue nel braccio. Ho fermato l\u2019emorragia con quattro fazzoletti. Era un anziano della Brigata Nera. Era l\u2019unico anziano che c\u2019era dietro. Il canale faceva una curva, intanto che curavo il Maggiore \u00e8 arrivato un partigiano nella curva. Dietro di me c\u2019era uno dell\u2019O.P. Ho girato la testa e ho visto il partigiano e ho gridato \u201cAttento!\u201d. Ha scaricato una raffica uccidendolo nel fosso. Era uno dei tre partigiani caduti.<a href=\"#_ftn11\"><strong>[11]<\/strong><\/a> Il messo comunale che \u00e8 rimasto ucciso \u00e8 stato ucciso dai partigiani, non da noi<a href=\"#_ftn12\"><strong>[12]<\/strong><\/a>. Era in testa, \u00e8 stato ucciso dai partigiani nello scontro. Era un ostaggio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Siamo andati nelle case. Non ci aprivano. Abbiamo sfondato la porta. Prima che aprissero la porta \u00e8 rimasto colpito mio fratello. L\u2019hanno portato dentro. Mi \u00e8 morto in braccio nella stalla.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>I partigiani ci hanno fatto una V che noi ci andavamo dentro e ci crivellano. Mio fratello \u00e8 stato colpito al cuore, appena dopo la villa, sulla strada. Hanno fatto l\u00ec il combattimento. Si sono sparpagliati. Eravamo divisi in tre case. Una delle tre case l\u2019hanno bruciata. Hanno ucciso anche due tedeschi. Due li hanno uccisi il 26, due il 27. Perch\u00e9 un comando dei Tedeschi era Rolo. Quando c\u2019\u00e8 stato il combattimento \u00e8 venuto gi\u00f9 da Reggio un motociclista della Guardia Nazionale Repubblicana, che era uno di Fabbrico. \u00c8 andato ad avvisare i Tedeschi. Ci hanno salvato loro. Ci hanno tirato fuori.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>La famiglia sterminata.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abEravamo di Cadelbosco Sotto. Mio padre era un agricoltore, per\u00f2 era un ufficiale. Mio padre era gi\u00e0 ufficiale nel Ventidue, era un Capo Manipolo. Ultimamente era nella Brigata Nera. Dopo che era stato ferito. Nel primo attacco alla famiglia Ghisi mio padre era stato ferito ad un braccio. Prima era uno Squadrista. Era agricoltore e lavorava un po&#8217; di terra che aveva. Poi ce la confiscarono A Ponte Nuov0. Dove c\u2019\u00e8 la strada che va a Villa Seta. C\u2019era una prima casa davanti, ero appena dietro. Mio padre, poveretto, era troppo buono, se stava mangiando e arrivava uno che diceva \u201cho fame\u201d, toglieva il piatto e glielo dava. A casa dei miei zii il capo banda che li ha fatti uccidere era un altro parente di mio padre, era un cugino alla lunga, ma era un cugino. Me l\u2019ha detto lui personalmente quando ero in galera a Cadelbosco: \u201cVuoi sapere chi ha ucciso tuo padre e la tua famiglia? Io la mia banda. E mi ha detto: \u201cAnche te farai la medesima fine.\u201d Ho risposto: \u201cPer me morire oggi o morire domani \u00e8 lo stesso\u201d. Mi ha dato un calcio e una sberla e mi ha buttato in cella. A Cadelbosco si sono divertiti un po\u2019 con me. Ma non ci ho dato nessuna soddisfazione. Mi hanno puntato la pistola alla gola: \u201ccanta Giovinezza\u201d. \u201cPer me canto Giovinezza, per te non la canto. Ammazzami.\u201d Anche da ragazzo avevo un coraggio bestiale. Non mi hanno mai fatto piangere. N\u00e9 a Cadelbosco, n\u00e9 a Reggio.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Eravamo divisi. Mio padre era in una casa a parte. I miei due zii, Federico e Armando<a href=\"#_ftn13\"><strong>[13]<\/strong><\/a> erano nell\u2019altra casa a cento metri di distanza. Era una azienda agricola e anche loro erano agricoltori. Quella volta l\u00ec sono arrivato vestiti da Tedeschi, cercando da bere. Mio padre per caso si \u00e8 trovato l\u00ec, \u201cve ne do io da bere\u201d, \u00e8 andato a casa dei miei zii. Ma era gi\u00e0 tutto studiato. Ho saputo che chi ha sparato dentro l\u00ec erano due russi che erano con i partigiani e un italiano. I russi sono poi stati uccisi tutti e due: uno \u00e8 tornato in Russia e siccome era un disertore, preso dai Tedeschi, andato con i Tedeschi, scappato dai Tedeschi venuto con gli Italiani, l\u2019hanno fatto fuori in Russia. L\u2019altro era andato in Argentina o in Brasile non ricordo, e l\u2019hanno ammazzato l\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Mio fratello, il primo era nella Polizia stradale, aveva gi\u00e0 fatto la Russia. Dopo l\u2019Otto Settembre 1943 era a Roma, nella Polizia stradale. \u00c8 rientrato da Roma ed \u00e8 andato a Manerbio in provincia di Brescia. Ha avuto a dire con un ufficiale ed \u00e8 venuto via. \u00c8 venuto a Reggio nella Brigata Nera anche lui.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La seconda volta, a Novembre<a href=\"#_ftn14\"><strong>[14]<\/strong><\/a>, quando hanno ucciso mio padre c\u2019era anche mio fratello, che veniva a casa, da Reggio a Cadelbosco, a duecento metri dalla Casa Cantoniera in via Guglielmo Marconi. Mio padre \u00e8 rimasto ucciso sulla strada. Mio fratello era in bicicletta, con un&#8217;altra bicicletta a mano. \u00c8 finito nel fosso. Aveva preso due colpi. Uno nella spalla e uno nella gamba. Sparati di dietro. Loro davanti non venivano. Sparati dietro. \u00c8 finito nel fosso e gli hanno scaricato una pistola in faccia. Perch\u00e9 era ancora vivo. Gli hanno scaricato la pistola in faccia. Gli hanno portato via le armi e sono scappati. A Novembre del Quarantaquattro. Me l\u2019ha detto dopo quel parente di mio padre. Era tanto delinquente anche lui che \u00e8 dovuto scappare all\u2019estero: \u00e8 stato via tanto tempo. Quando \u00e8 rientrato dormiva con la luce accesa perch\u00e9 aveva gli incubi. Avevo dodici anni e mezzo. Per il fatto dello sterminio della mia famiglia mi hanno accettato nella Brigata Nera.\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ringrazio Giacomo Ghisi per aver accettato di affrontare il ricordo dei giorni pi\u00f9 tremendi della sua vita. In una Italia che fatica a guardarsi allo specchio e si ostina a non riconoscere tutto il suo passato, la storia di questo ragazzo del Quarantacinque, immerso nel sangue della violenza fratricida, \u00e8 un pugno nello stomaco. Ma questo era quanto succedeva nella nostra terra in quei giorni. Bisogna leggere e riflettere.&nbsp; \u201c<em>Avevo un coraggio bestiale<\/em>\u201d. \u201c<em>Avevo tredici anni<\/em>\u201d. Giacomo Ghisi, Brigata Nera di Reggio Emilia.<\/p>\n\n\n\n<p>Reggio Emilia, 9 Novembre 2021<\/p>\n\n\n\n<p>(Centro Studi Italia)<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/e9edbae7-1f72-4dd6-9ac8-0568804cd50f.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-617\" srcset=\"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/e9edbae7-1f72-4dd6-9ac8-0568804cd50f.jpg 768w, https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/e9edbae7-1f72-4dd6-9ac8-0568804cd50f-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator\"\/>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> 23 Aprile 1945. Le forze armate della Repubblica Sociale Italiana (Rsi) a Reggio Emilia si ritirano dalla citt\u00e0 in seguito allo sfondamento angloamericano della Linea Gotica fra Modena e Bologna. L\u2019ordine di ripiegare oltre Po, a Milano, poi fino in Valtellina, era stato portato in citt\u00e0 il 21 Aprile 1945 personalmente da Pino Romualdi, delegato del Partito Fascista Repubblicano per l\u2019Emilia-Romagna.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> 30^ Brigata Nera di Reggio Emilia, costituita nel Luglio 1944, dedicata al Martire fascista reggiano Amos Maramotti, ucciso nel 1921, poi ad Aldo Ferrari, primo Caduto nel Settembre 1944. Era formata da iscritti del Partito Fascista Repubblicano (Pfr), trasformato in partito armato. Negli ultimi mesi di guerra venne incorporata nella Brigata Nera Mobile \u201c<em>Attilio Pappalardo<\/em>\u201d. Aveva subito la scissione di una sua componente guidata da Guglielmo Ferri che aveva costituito la Brigata Nera Autonoma Mobile \u201c<em>Giovanni Gentile<\/em>\u201d, con sede a Soncino, protagonista dell\u2019ultimo tentativo di creare un Ridotto fascista in Valtellina.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Sede dell\u2019Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia, divenne struttura di detenzione durante la Repubblica Sociale Italiana al servizio delle operazioni di controguerriglia partigiana. Con lo sfondamento del fronte nell\u2019Aprile 1945 da parte degli angloamericani, il carcere venne utilizzato dalla guerriglia partigiana per rinchiudervi i prigionieri civili e militari della Repubblica Sociale Italiana.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Il Campo di Concentramento di Coltano in provincia di Pisa venne utilizzato dagli angloamericani nel 1945 per la detenzione di prigionieri militari e civili italiani della Repubblica Sociale Italiana.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Il 26 Febbraio 1945 una squadra della Brigata Nera reggiana del presidio di Novellara cadde in un agguato partigiano. Viene colpito mortalmente il Milite Lino Luppi di 19 anni, vengono catturati il Capitano Ianni e i Militi Sanferino e Cocchi. Poi trucidati con sevizie. Il giorno successivo 27 Febbraio 1945, da Reggio interviene la Compagnia Giovanile della Brigata Nera con una componente della Guardia Nazionale Repubblicana, per recuperare i resti dei Caduti. Non riuscendo ad ottenere la restituzione del corpo del Capitano Ianni, vengono presi ostaggi da condurre a Novellara. All\u2019altezza di Villa Ferretti la guerriglia partigiana tende un nuovo agguato che si risolve solo con l\u2019intervento del presidio tedesco di Rolo. Fra le formazioni della Repubblica Sociale Italiana cadono Giancarlo Angelini, di 20 anni, Franco Volpato di 17 anni, Ugo Fringuelli di 18 anni, Giuseppe Ghisi di 16 anni, Corinto Baliello di 19 anni e Ostilio Casotti di 39 anni, della Brigata Nera e Luigi Spoto della Guardia Nazionale Repubblicana. Rimangono uccisi anche tre partigiani. Sulla battaglia di Fabbrico, L. Tadolini, La Repubblica Sociale Italiana a Reggio Emilia. 1945. Lo scontro frontale prima dell\u2019invasione., Edizioni all\u2019Insegna del Veltro, Parma, 2015, pp. 225 ss..<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Compagnia Ordine Pubblico della Guardia Nazionale nella Repubblicana della Repubblica Sociale Italiana. 79^ Legione Reggio Emilia.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Istituto dei Ciechi Giuseppe Garibaldi in Via Franchetti a Reggio Emilia.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Luigi Sanferino, di Aristide e Bertani Euride, nato a Novellara il 13 Gennaio 1926, dove abitava in Piazza Mazzini 1. Suo padre, violinista, classe 1894, iscritto a Partito Fascista Repubblicano e Milite della Brigata Nera, viene catturato dai partigiani il 18 Marzo 1945, mentre era con altri musicisti, e trucidato in localit\u00e0 Navazzone di San Giovanni.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Il Capitano Gino Ianni, originario di Contigliano, Rieti, rimane ancora disperso. Il suo corpo non \u00e8 mai stato restituito. Il figlio divenne parlamentare della Repubblica.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Si tratta del Maggiore Giovanni Beller\u00e8.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Nella battaglia di Fabbrico rimangono uccisi i partigiani Piero Foroni, Leo Morellini e Luigi Bosatelli.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Si tratta di Genesio Corgini.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Armando Ghisi, nato il 4 Novembre 1890 a Cadelbosco, ucciso il 15 Giugno 1944, insieme alla moglie Alda Caffarri Ghisi, al figlio Giuseppe Ghisi di quindici anni e al fratello Armando Ghisi, nato il 4 Novembre 1890.<\/p>\n\n\n\n<p><a href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Il padre, Remigio Ghisi, classe 1892 e suo figlio Iefte Ghisi vengono assassinati il 29 Novembre 1944.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. A tredici anni nella Brigata Nera di Reggio Emilia. La famiglia sterminata dai partigiani. Quella che segue \u00e8 l\u2019eccezionale testimonianza di Giacomo Ghisi, reggiano di Cadelbosco Sotto, nato il 27 Aprile 1932, superstite di una famiglia di agricoltori sterminata dai partigiani comunisti durante la Seconda Guerra Mondiale. [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":615,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-614","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>Intervista a Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. - Reggio Blog<\/title>\r\n<meta name=\"description\" content=\"Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. A tredici anni nella Brigata Nera di Reggio Emilia. La famiglia sterminata dai partigiani.\" \/>\r\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\r\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/\" \/>\r\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\r\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\r\n<meta property=\"og:title\" content=\"Intervista a Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. - Reggio Blog\" \/>\r\n<meta property=\"og:description\" content=\"Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. A tredici anni nella Brigata Nera di Reggio Emilia. La famiglia sterminata dai partigiani.\" \/>\r\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/\" \/>\r\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Reggio Blog\" \/>\r\n<meta property=\"article:published_time\" content=\"2021-11-11T09:09:23+00:00\" \/>\r\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2021-11-12T15:18:02+00:00\" \/>\r\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/117d054b-5315-4664-a7d3-c378ceec99ce.jpg\" \/>\r\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"2048\" \/>\r\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1536\" \/>\r\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\r\n<meta name=\"author\" content=\"Luca Tadolini\" \/>\r\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\r\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Scritto da\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"Luca Tadolini\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:label2\" content=\"Tempo di lettura stimato\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data2\" content=\"14 minuti\" \/>\r\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\\\/\\\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"Article\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/#article\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/\"},\"author\":{\"name\":\"Luca Tadolini\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/052844f78cd17fbccac458c82311ebb8\"},\"headline\":\"Intervista a Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico.\",\"datePublished\":\"2021-11-11T09:09:23+00:00\",\"dateModified\":\"2021-11-12T15:18:02+00:00\",\"mainEntityOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/\"},\"wordCount\":2994,\"commentCount\":0,\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2021\\\/11\\\/117d054b-5315-4664-a7d3-c378ceec99ce.jpg\",\"articleSection\":[\"Storia\"],\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"CommentAction\",\"name\":\"Comment\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/#respond\"]}]},{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/\",\"url\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/\",\"name\":\"Intervista a Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. - Reggio Blog\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2021\\\/11\\\/117d054b-5315-4664-a7d3-c378ceec99ce.jpg\",\"datePublished\":\"2021-11-11T09:09:23+00:00\",\"dateModified\":\"2021-11-12T15:18:02+00:00\",\"author\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/052844f78cd17fbccac458c82311ebb8\"},\"description\":\"Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. A tredici anni nella Brigata Nera di Reggio Emilia. La famiglia sterminata dai partigiani.\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"it-IT\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2021\\\/11\\\/117d054b-5315-4664-a7d3-c378ceec99ce.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/wp-content\\\/uploads\\\/2021\\\/11\\\/117d054b-5315-4664-a7d3-c378ceec99ce.jpg\",\"width\":2048,\"height\":1536},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/2021\\\/11\\\/11\\\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\\\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Intervista a Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico.\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/#website\",\"url\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/\",\"name\":\"Reggio Blog\",\"description\":\"Blog multitematico a Reggio Emilia e dintorni, uno spazio libero riservato a gente libera\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":{\"@type\":\"PropertyValueSpecification\",\"valueRequired\":true,\"valueName\":\"search_term_string\"}}],\"inLanguage\":\"it-IT\"},{\"@type\":\"Person\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/#\\\/schema\\\/person\\\/052844f78cd17fbccac458c82311ebb8\",\"name\":\"Luca Tadolini\",\"image\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"it-IT\",\"@id\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e7a87bb347414a225d05242fd293f7c4a9e2ee80fcbfc789bf00537479dfece8?s=96&d=mm&r=g\",\"url\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e7a87bb347414a225d05242fd293f7c4a9e2ee80fcbfc789bf00537479dfece8?s=96&d=mm&r=g\",\"contentUrl\":\"https:\\\/\\\/secure.gravatar.com\\\/avatar\\\/e7a87bb347414a225d05242fd293f7c4a9e2ee80fcbfc789bf00537479dfece8?s=96&d=mm&r=g\",\"caption\":\"Luca Tadolini\"},\"url\":\"https:\\\/\\\/reggioblog.it\\\/index.php\\\/author\\\/luca-tadolini\\\/\"}]}<\/script>\r\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Intervista a Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. - Reggio Blog","description":"Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. A tredici anni nella Brigata Nera di Reggio Emilia. La famiglia sterminata dai partigiani.","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/","og_locale":"it_IT","og_type":"article","og_title":"Intervista a Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. - Reggio Blog","og_description":"Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. A tredici anni nella Brigata Nera di Reggio Emilia. La famiglia sterminata dai partigiani.","og_url":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/","og_site_name":"Reggio Blog","article_published_time":"2021-11-11T09:09:23+00:00","article_modified_time":"2021-11-12T15:18:02+00:00","og_image":[{"width":2048,"height":1536,"url":"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/117d054b-5315-4664-a7d3-c378ceec99ce.jpg","type":"image\/jpeg"}],"author":"Luca Tadolini","twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Scritto da":"Luca Tadolini","Tempo di lettura stimato":"14 minuti"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"Article","@id":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/#article","isPartOf":{"@id":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/"},"author":{"name":"Luca Tadolini","@id":"https:\/\/reggioblog.it\/#\/schema\/person\/052844f78cd17fbccac458c82311ebb8"},"headline":"Intervista a Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico.","datePublished":"2021-11-11T09:09:23+00:00","dateModified":"2021-11-12T15:18:02+00:00","mainEntityOfPage":{"@id":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/"},"wordCount":2994,"commentCount":0,"image":{"@id":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/117d054b-5315-4664-a7d3-c378ceec99ce.jpg","articleSection":["Storia"],"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"CommentAction","name":"Comment","target":["https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/#respond"]}]},{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/","url":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/","name":"Intervista a Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. - Reggio Blog","isPartOf":{"@id":"https:\/\/reggioblog.it\/#website"},"primaryImageOfPage":{"@id":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/#primaryimage"},"image":{"@id":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/#primaryimage"},"thumbnailUrl":"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/117d054b-5315-4664-a7d3-c378ceec99ce.jpg","datePublished":"2021-11-11T09:09:23+00:00","dateModified":"2021-11-12T15:18:02+00:00","author":{"@id":"https:\/\/reggioblog.it\/#\/schema\/person\/052844f78cd17fbccac458c82311ebb8"},"description":"Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico. A tredici anni nella Brigata Nera di Reggio Emilia. La famiglia sterminata dai partigiani.","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/#breadcrumb"},"inLanguage":"it-IT","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/"]}]},{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/#primaryimage","url":"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/117d054b-5315-4664-a7d3-c378ceec99ce.jpg","contentUrl":"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/11\/117d054b-5315-4664-a7d3-c378ceec99ce.jpg","width":2048,"height":1536},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/11\/11\/intervista-a-giacomo-ghisi-lultimo-soldato-della-battaglia-di-fabbrico\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/reggioblog.it\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Intervista a Giacomo Ghisi, l\u2019ultimo soldato della Battaglia di Fabbrico."}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/reggioblog.it\/#website","url":"https:\/\/reggioblog.it\/","name":"Reggio Blog","description":"Blog multitematico a Reggio Emilia e dintorni, uno spazio libero riservato a gente libera","potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/reggioblog.it\/?s={search_term_string}"},"query-input":{"@type":"PropertyValueSpecification","valueRequired":true,"valueName":"search_term_string"}}],"inLanguage":"it-IT"},{"@type":"Person","@id":"https:\/\/reggioblog.it\/#\/schema\/person\/052844f78cd17fbccac458c82311ebb8","name":"Luca Tadolini","image":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"it-IT","@id":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e7a87bb347414a225d05242fd293f7c4a9e2ee80fcbfc789bf00537479dfece8?s=96&d=mm&r=g","url":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e7a87bb347414a225d05242fd293f7c4a9e2ee80fcbfc789bf00537479dfece8?s=96&d=mm&r=g","contentUrl":"https:\/\/secure.gravatar.com\/avatar\/e7a87bb347414a225d05242fd293f7c4a9e2ee80fcbfc789bf00537479dfece8?s=96&d=mm&r=g","caption":"Luca Tadolini"},"url":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/author\/luca-tadolini\/"}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/614","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=614"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/614\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":621,"href":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/614\/revisions\/621"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/615"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=614"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=614"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=614"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}