{"id":472,"date":"2021-07-28T07:49:21","date_gmt":"2021-07-28T07:49:21","guid":{"rendered":"https:\/\/reggioblog.it\/?p=472"},"modified":"2021-07-28T07:50:41","modified_gmt":"2021-07-28T07:50:41","slug":"la-caduta-del-fascismo-a-reggio-emilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/reggioblog.it\/index.php\/2021\/07\/28\/la-caduta-del-fascismo-a-reggio-emilia\/","title":{"rendered":"La Caduta del Fascismo a Reggio Emilia"},"content":{"rendered":"\n<p>Reggio Emilia Luglio 1943, il corto circuito della Caduta del Fascismo, l&#8217;antifascismo inizia sparando sugli operai delle Reggiane.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cIl nemico ha iniziato questa notte l\u2019attacco contro la Sicilia\u201d (Bollettino di Guerra trasmesso l\u201911 luglio 1943)<\/p>\n\n\n\n<p>La notte fra il 9 e il 10 Luglio 1943, con lo sbarco in Sicilia, inizia l\u2019invasione dell\u2019Italia da parte delle forze angloamericane. Gli Italiani hanno sedici divisioni sparse per il suolo metropolitano, mentre le altre trentaquattro sono schierate in Francia e nei Balcani. Gli Angloamericani lanciano contro la Sicilia 2275 navi di trasporto, 280 navi da guerra, 1800 mezzi da sbarco e 150.000 soldati della VII Armata USA, comandata da George Patton, e della VIII Armata inglese, guidata da Bernard Montgomery.<\/p>\n\n\n\n<p>A Roma la crisi militare diventa subito crisi politica.<\/p>\n\n\n\n<p>Il 19 Luglio, a Feltre, Mussolini incontra Hitler, che chiede un deciso impegno militare in Sicilia come condizione per l\u2019invio di importanti rinforzi tedeschi. Lo stesso giorno Roma viene bombardata. Il 22 Luglio cade Palermo.<\/p>\n\n\n\n<p>La sera di sabato 24 Luglio si riunisce il Gran Consiglio del Fascismo. Alle 2.40 del mattino seguente viene approvato l\u2019Ordine del Giorno presentato da Dino Grandi, Presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, che prevede \u201cl\u2019immediato ripristino di tutte le funzioni statali attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio del Fascismo, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilit\u00e0 stabilite dalle nostre leggi statali e costituzionali\u201d; inoltre si invita il Capo del Governo, Benito Mussolini, a chiedere al Re di \u201cassumere&nbsp; &#8211; con l\u2019effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare e dell\u2019aria, secondo l\u2019articolo 5 dello Statuto del Regno \u2013 quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono sempre state, in tutta la storia nazionale, il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia\u201d. (A. Tamaro,&nbsp; Due anni di storia)<\/p>\n\n\n\n<p>Alle ore 17 del 25 Luglio, Mussolini si reca a Villa Savoia per riferire a Vittorio Emanuele della seduta del Gran Consiglio; il Re chiede al Duce le dimissioni da capo del governo. All\u2019uscita viene arrestato dai Carabinieri e portato in caserma a bordo d&#8217;una ambulanza.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/caduta04.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-474\" width=\"622\" height=\"334\" srcset=\"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/caduta04.jpg 512w, https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/caduta04-300x161.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 622px) 100vw, 622px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>\u00c8 il colpo di stato deciso dalla Monarchia fin dal gennaio 1943, che si avvale di persone quali il Duca Acquarone, Ministro della Casa Reale, \u201cingegno fertile, abilissimo negli affari, di pochi scrupoli\u201d, il generale Ambrosio, Capo di Stato Maggiore, e il Maresciallo Badoglio, \u201cl\u2019uomo della situazione\u201d, come ha detto il Re a Mussolini a Villa Savoia.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle 22,45 viene trasmesso via radio il seguente messaggio: \u201cSua Maest\u00e0 il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, primo Ministro Segretario di Stato, presentate da Sua Eccellenza il Cavalier Benito Mussolini ed ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato Sua Eccellenza il Cavaliere Maresciallo d\u2019Italia Pietro Badoglio\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Seguono due proclami, uno del Re, il secondo del Maresciallo d\u2019Italia Pietro Badoglio: \u201cItaliani, per ordine di Sua Maest\u00e0 e Imperatore assumo il Governo militare del Paese con pieni poteri. La guerra continua. L\u2019Italia, duramente colpita nelle sue province invase, nelle sue citt\u00e0 distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle Sue millenarie tradizioni (\u2026)\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cLa notizia delle dimissioni di Mussolini cadde in mezzo a una gente ormai cos\u00ec male impastata e fu accolta, dalla grande maggioranza, con soddisfazione, o con triste rassegnazione davanti ad una non meno triste necessit\u00e0. Tra gli antifascisti sollev\u00f2 giubilo frenetico e li fece finalmente uscire come scalmanati, nelle piazze e nelle strade. Per\u00f2 quella sera le grandi masse non si mossero e non soltanto perch\u00e9 la notizia s\u2019era propagata tardi. Le dimostrazioni, che si svolsero subito nelle citt\u00e0 maggiori, ma dovunque piccole folle, nelle quali naturalmente i nuovi propagandisti vollero vedere \u201cil popolo\u201d. (A, Tamaro, cit.)<\/p>\n\n\n\n<p>Anche Reggio Emilia non vede importanti manifestazioni dopo il radiomessaggio delle ventidue e quarantacinque: \u201ci reggiani in tutta la provincia nonostante la serata calda in buona parte erano gi\u00e0 a letto per predisporsi ad un\u2019altra settimana di lavoro.\u201d Fece qualche eccezione il quartiere operaio Cairo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cStup\u00ec allora la totale assenza dei fascisti e la mancanza di ogni resistenza da parte loro. Ci\u00f2 non doveva per\u00f2 sorprendere, perch\u00e9&nbsp; i fascisti erano abituati alla disciplina e a non agire mai senza ordine superiore: ne erano diretti anche quando non appariva e una volta ancora si conferm\u00f2 che la disciplina era utile Stato (\u2026) Quella stessa sera (25 Luglio 1943, ndr.)&nbsp; camicie nere armate ed inquadrate ce ne erano molte nelle caserme e vicino a Roma: ce ne erano fra Roma e Tivoli un\u2019intera divisione con carri armati donati dai tedeschi, la Littorio e allo Stadio due battaglione \u201cM\u201d, ma non si mossero, perch\u00e9 nessuno disse loro di muoversi. (\u2026) La caduta del Duce, su cui ormai tutto poggiava e tutto si concentrava, diede ai gerarchi la profonda convinzione che tutto fosse finito e che anche per loro sonasse il si salvi chi pu\u00f2. In fondo i pi\u00f9 da tempo, erano spietati critici della politica mussoliniana e molti la tradivano. Dato il momento, la pericolosa tensione dell\u2019opinione pubblica, il generale malcontento ed il rallentamento della disciplina, anche i maggiori, i pi\u00f9 intransigenti e gli ultimi fedeli dovettero intendere che sarebbe stato assurdo scatenare una guerra civile o correre alle armi \u2013 per difendere chi e che cosa? Nessuno quella sera sapeva che Mussolini era stato arrestato, nessuno lo pensava in pericolo, nessuno supponeva che il nuovo governo avesse gi\u00e0 deciso la distruzione del partito.\u201d (A. Tamaro, Due anni di storia).<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la mattina del 26 Luglio 1943. Un camion condotto da un avvocato con a bordo una quindicina di persone arriva a Novellara proveniente da Reggio Emilia: \u201ca colpo sicuro individuano Gino Gazzotti, professore di trombone, figlio del postino: lo riempiono di botte. \u00c8 il turno, dopo, di Oreste Cuccolini, vecchio milite fedele. Ricevuta la sua dose, tutto sanguinante, Cuccolini alza il braccio nel saluto romano esclamando: \u201cSangue del Duce\u201d; cos\u00ec la razione viene raddoppiata.\u201d (R. Barbieri, Leopoldo mio fratello).<\/p>\n\n\n\n<p>Scrive il reggiano Dante Torelli, veterano di Bir El Gobi, maestro di scuola: \u201cChi era presente alle bestiali manifestazioni di piazza del 26 Luglio non pu\u00f2 non avere provato disgusto per la profonda imbecillit\u00e0 dimostrata da quelle turbe incomposte. Come tutti i giornali dell\u2019epoca hanno riportato, attraverso ampia documentazione fotografica, primeggiavano in quelle masse amorfe donne volgari ed una pletora di giovanissimi capitanati da qualche rottame politico d\u2019altri tempi\u201d. (D. Torelli, Cronache di guerra)<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cA Roma le dimostrazioni, sempre modeste per numero di partecipanti, scoppiarono in pi\u00f9 parti della citt\u00e0, che fu molto imbandierata. Spesso si ebbe l\u2019impressione che fossero composte in maggioranza di giovinetti, di monelli, di donne (\u2026) Sui muri s\u2019infittivano scritte a loro (il Re e Badoglio, ndr)&nbsp; e imprecanti ai fascisti. Gruppi di giovani si affannavano a far sparire i fasci littori e gli altri emblemi del regime. (\u2026) Anche a questa operazione ci si avventava tra schiamazzi allegri: ci si faceva buon sangue e nella distruzione non si sentiva un alito di furore rivoluzionario (\u2026) A Milano le manifestazioni, pi\u00f9 vaste e pi\u00f9 numerose, ebbero carattere altrettanto festevole (\u2026) si palesarono per\u00f2 alcuni tratti diversi dalle dimostrazioni romane: comparivano pi\u00f9 comunisti, si udirono, in mezzo a molti istrioni improvvisati, veri uomini politici esporre programmi precisi (\u2026)\u201d. (A. Tamaro Due anni di storia).<\/p>\n\n\n\n<p>Questa \u00e8 la scena cui assiste, entrando in Reggio il 26 Luglio, un distaccamento di reclute del 3^ Reggimento Artiglieria, di ritorno da Bibbiano dove si erano recate per addestrarsi: \u201cA Reggio volavano i ritratti di Mussolini dalle finestre e si assediavano e si distruggevano le sedi fasciste con lo stesso impeto con cui gli squadristi avevano distrutto nel \u201920 e nel \u201921 la \u201cGiustizia\u201d, la camera del Lavoro\u201d. (Reggio Democratica, 8.9.1946)<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/caduta03.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-473\" width=\"584\" height=\"438\" srcset=\"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/caduta03.jpg 960w, https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/caduta03-300x225.jpg 300w, https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/caduta03-768x576.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 584px) 100vw, 584px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Ancora, Dante Torelli descrive un\u2019altra immagine della giornata reggiana, l\u2019abbattimento della lapide al Martire fascista Amos Maramotti: \u201cAvanza una turba incomposta alto levando acclamazioni al Re e canti di bandiera rossa, sventolando drappi scarlatti e il Tricolore d\u2019Italia! Avanti popolo alla riscossa! \u00c8 giorno di festa, \u00e8 sagra di libert\u00e0. Dal 14 Luglio francese al 26 Luglio italiano il rapporto \u00e8 breve, il motivo lo stesso; i nuovi sanculotti, su moderni autocarri, accomunati uomini e donne in informe accozzaglia, sostano all\u2019altezza di via Andreoli. Qui comincia la ridda aberrante. Cadono i colpi sul marmo ideale ed aumenta l\u2019emulazione idiota nella vana speranza di frantumare nella materia l\u2019essenza che essa racchiude. La furia prosegue, tempesta di colpi il marmo ferito che schianta nel tonfo della caduta. Alte, soddisfatte grida si levano al cielo per salutare la vittoria e rimonta la folla acefala e vile e virilmente prosegue verso altre conquiste. Lontano, l\u2019eco si spegne; a terra, frammenti che parlano al cuore, gonfiano gli occhi di lacrime! (\u2026)\u201d (D. Torelli, Cronache di guerra).<\/p>\n\n\n\n<p>Non solo in strada, anche negli uffici statali si compiono gesti simbolici che accompagnano la caduta del Fascismo: \u201cIl giorno 26 Luglio mi sono recato per tempo all\u2019ufficio dove appreso dal personale adibito alla pulizia del locale gli avvenimenti resi noti nella serata precedente. Durante le ore di lavoro del mattino, giunse l\u2019ordine di rimuovere i quadri riproducenti l\u2019effige del Duce. Di mia iniziativa, come del resto \u00e8 stato fatto in altri uffici, eseguii l\u2019azione di rimozione pur sapendo che tale lavoro non rientrava nelle mie normali attribuzioni\u201d. (verbale 79^ Legione CCNN, 19.11.943).<\/p>\n\n\n\n<p>Oltre a Reggio, si svolgono manifestazioni di carattere antifascista in 26 dei 44 comuni della provincia reggiana, specie in pianura (in 23 comuni su 33), mentre la montagna rimane pi\u00f9 tiepida (in 3 comuni su 11).<\/p>\n\n\n\n<p>Nello sgomento generale, in alcuni casi i fascisti cercano di reagire, ma si tratta di atti isolati. A Nismozza, frazione di Busana, \u201ci fascisti si mostrano increduli e sicuri di s\u00e9\u201d; a Poviglio un vecchio squadrista, pistola in pugno, cerca, invano, di impedire l\u2019ingresso in Municipio; stesso episodio a Rio saliceto, dove Alberto Scaravelli, membro del Direttorio fascista, difende la sede fascista armato di una pistola, a Correggio, per alcune ore si barricano nella Casa del Fascio Quirino Codeluppi ed il suo giovane segretario, nel tentativo di distruggere i carteggi del&nbsp; partito&nbsp; prima dell\u2019irruzione della folla; a Salvarano, frazione di Quattro Castella, i fascisti tentano di far cordone davanti alla loro sede, ma vengono travolti.<\/p>\n\n\n\n<p>Casi sporadici a fronte di un partito che sembra dissolto nel nulla. La maggioranza resta attonita, cerca di capire cosa sta avvenendo, altri scendono in piazza e festeggiano, abbattendo i simboli del regime. Alcuni voltano la giubba e si improvvisano capipopolo, a fianco di militanti antifascisti, anche comunisti. Come al Villaggio Mussolini a Reggio, dove un operaio \u201cgi\u00e0 appartenente al P.N.F. (\u2026) nella giornata del 26 Luglio 1943 ha capeggiato una masnada di irresponsabili recandosi nelle abitazioni dei fascisti ed esponenti del Partito della zona ove risiede, manomettendo le case, distruggendo quadri ed effigi, portando di conseguenza il terrore nelle famiglie. (\u2026)\u201d Ecco come il protagonista descrive la sua azione: &#8220;nella mattinata del giorno 26 Luglio 1943, di mia iniziativa e col seguito di un gruppo di operai dimostranti, mi recai all&#8217;abitazione dello stradino del Villaggio A. Mussolini da me conosciuto come squadrista animato da profondo sentimento fascista. Appreso dai famigliari che lo squadrista non era in casa, mi introdussi nel suo domicilio col deliberato proposito di distruggere un quadro che credo riproducesse un gruppo di squadristi (&#8230;) distruzione che operai sul davanzale della finestra. Suggestionato dagli uomini che mi seguivano, ho commesso altra azione vandalica nell&#8217;abitazione di altro fascista, pure dimorante nel Villaggio A. Mussolini (&#8230;). Il reggiano aggiunge &#8220;di essersi presentato presso altre abitazioni appartenenti a fascisti (&#8230;) dove le distruzioni furono commesse dal gruppo di dimostranti che mi seguiva&#8221;. (Questura Re 19.11.1943)<\/p>\n\n\n\n<p>Anche ad Albinea il medico condotto ex segretario del Fascio guida gli &#8220;elementi antifascisti&#8221; che &#8220;assalgono la sede del Fascio&#8221;. Il giorno seguente avviene anche il &#8220;grave ferimento subito dallo squadrista Cavalli Elmo da Borzano ad opera del comunista&nbsp; (&#8230;) il Cavalli si \u00e8 rimesso dopo il 17 giorni&#8221;. (PFR Albinea&nbsp; 21.11.1943).<\/p>\n\n\n\n<p>Come si \u00e8 detto, i movimenti principali furono in Reggio, dove fin dalla prima mattina del 26 esponenti del Partito Comunista si attivarono per inserirsi tra la popolazione e guidare le prevedibili manifestazioni. Ecco l&#8217;azione del comunista Aldo Magnani: &#8220;la mattina del 26 prima che gli operai iniziassero il lavoro ero davanti alle Reggiane per incontrare compagni e simpatizzanti, coi quali concordare il da farsi per invitare le maestranze a manifestare per le vie della citt\u00e0. Con un gruppo di operai mi recai al Calzificio Bloch sempre allo stesso scopo, poi mi portai in centro. Qui le masse popolari gi\u00e0 si riversavano spontaneamente nelle piazze (&#8230;), giungevano dalla periferia colonne di operai&nbsp; (&#8230;) alla testa si trovavano comunisti gi\u00e0 noti, come Azzolini, Pedroni, Arrigo Nizzoli, Scanio Fontanesi, Gino Ruozzi ecc. In via Roma, mi unii alla colonna delle Reggiane (&#8230;). La presenza dei comunisti&nbsp; fra i dimostranti valse a dare un orientamento ad un obiettivo concreto alla manifestazione: fine della guerra e liberazione immediata dei detenuti politici. Le colonne dei dimostranti vennero convogliate davanti alla Prefettura ed alle Carceri di S. tommaso, Qui erano disposti cordoni di soldati a protezione. Essi furono superati dalla grande pressione delle masse. Davanti al Palazzo del Governo, porte e finestre erano ermeticamente chiuse. I manifestanti chiedevano a gran voce libert\u00e0 per i detenuti politici. Alcuni operai arrampicandosi su per le inferiate delle finestre raggiungevano il balcone ed abbattevano l&#8217;emblema del regime. Nel frattempo Padre Placido (guardiano del convento dei Capuccini, ndr) si offerse subito di recarsi dal Prefetto. (&#8230;) Uscito Padre Placido ci recammo al carcere giudiziario ove i manifestanti, guidati da Attolini, continuarono la loro pressione. Quando la manifestazione stava gi\u00e0 diventando tumultuosa, finalmente, apparve nella porticina del carcere Padre Placido. Con lui c&#8217;erano Paolo Davoli e altri detenuti (&#8230;) Poi manifestanti si incamminarono verso la sede della Federazione fascista, in via Cairoli. L\u00e0 un forte schieramento di Bersaglieri e Carabinieri, in assetto da guerra e con una mitragliatrice, sbarrava l&#8217;accesso da tutti i lati. In un primo momento alcuni fascisti apparvero al balcone. Forse non avevano ancora coscienza di ci\u00f2 che stava accadendo, poi, alle urla ed fischi della folla, si ritirarono ed abbandonarono di nascosto la sede&#8221;. (A. Magnani, Ricerche Storiche n.1 1967)<\/p>\n\n\n\n<p>Dal carcere cittadino di S. Tommaso vengono liberati 26 detenuti politici, fra cui altri elementi comunisti. \u00c8 un&#8217;azione politica che si differenzia dalle altre manifestazioni, di carattere improvvisato, che vedono reggiani sventolare bandiere italiane con lo stemma sabaudo, magari sempre&nbsp; dedicandosi all&#8217;abbattimento di insegne e simboli fascisti.<\/p>\n\n\n\n<p>La presenza di militanti antifascisti, collegati specialmente al Partito Comunista, \u00e8 dietro la maggioranza delle aggressioni ai fascisti reggiani che si verificano in provincia. A Novellara : &#8220;28 Luglio (&#8230;) Continuate anche stamane botte ad alcuni, altri aspettano. Brutti tempi&#8221;. ( R. Barbieri, cit.) &#8220;Vari elementi antifascisti mi facevano la caccia, appostamenti, minacce&#8221;, lamenta lo squadrista Capo Stazione del tratto Reggiolo &#8211; Guastalla&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessun fascista reggiano, per\u00f2, viene ucciso. I pestaggi di fascisti che avvengono dopo il 25 Luglio non si svolgono durante tumulti con la partecipazione popolare, ma sono il risultato di spedizioni punitive di gruppi di attivisti antifascisti. Avanguardie politiche che agiscono in mezzo ad una maggioranza di popolazione che preferisce attendere, neutrale, gli sviluppi della situazione. In queste giornate la presenza dei partiti politici antifascisti non comunisti \u00e8 solo simbolica, come ammette l&#8217;avvocato Vittorio Pellizzi, di fede azionista: &#8220;all&#8217;atto del 25 Luglio, io non rappresentavo che me stesso&#8221;. Per quanto riguarda l&#8217;ambiente democratico cristiano ed il clero, all&#8217;infuori di Padre Placido, protagonista &#8211; come s&#8217;\u00e8 visto &#8211; della liberazione di detenuti, &#8220;nessun militante e nessun religioso, nessun laico o religioso di quel movimento (cattolico, ndr) si affacci\u00f2, anche a titolo personale, scendendo in mezzo alla popolazione festante.&#8221; (V. Pellizzi, Ricerche Storiche, n. 1, 1967).<\/p>\n\n\n\n<p>La sera del 27 Luglio esponenti della famiglia antifascista Cervi arrivano a Campegine con alcuni bidoni del latte pieni di pasta. La minestra viene offerta agli abitanti per festeggiare la caduta del Duce.<\/p>\n\n\n\n<p>L&#8217;attenzione del Partito Comunista si rivolge subito verso un obiettivo: le O.M.I. Reggiane. Si tratta della maggiore industria reggiana, con oltre 11.000 addetti, che produce aerei militari. Dalle Officine, disposte su un terreno di 600.000 metri quadrati, escono i bimotori da combattimento Caproni CA 401, i bimotori da bombardamento Piaggio P32 bis, monomotori da caccia e intercettazione RE 2000.<\/p>\n\n\n\n<p>All&#8217;interno la cellula comunista, rimasta in sonno con i fascisti al potere, si attiva, rinforzata dal militanti liberati il giorno 26 dalle carceri reggiane.<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;Ma intanto il 26 Luglio veniva affisso in tutto il Paese un manifesto che proclamava, senza usare la frase, lo stato d&#8217;assedio e imponeva il coprifuoco al tramonto all&#8217;alba: il primo non pi\u00f9 visto in Italia da oltre trent&#8217;anni, il secondo, cosa nuovissima e mai conosciuta nella storia del Regno&#8221;. (A. Tamaro, cit.)<\/p>\n\n\n\n<p>Nel suo secondo proclama Badoglio avvisa gli Italiani che &#8220;non \u00e8 il momento di abbandonarsi a dimostrazioni, che non saranno tollerate. (&#8230;) Sono vietati gli assembramenti e la forza pubblica ha ordine di disperderli inesorabilmente&#8221;. Nella stessa data, il Capo di Stato Maggiore di Badoglio, Mario Roatta, invia una Circolare alle truppe dal contenuto inequivocabile:<\/p>\n\n\n\n<p>&#8220;1) nella situazione attuale, col nemico che preme, qualunque perturbazione dell&#8217;ordine pubblico, anche minimo e di qualsiasi tinta, costituisce tradimento e pu\u00f2 condurre, ove non represso, a conseguenze gravissime. Qualunque piet\u00e0 e qualunque riguardo nella repressione sarebbe pertanto un delitto.<\/p>\n\n\n\n<p>2) Poco sangue versato inizialmente risparmia fiumi di sangue in seguito. perci\u00f2 ogni movimento deve essere inesorabilmente stroncato in origine.<\/p>\n\n\n\n<p>3) Siano assolutamente abbandonati i sistemi antidiluviani quali cordoni, gli squilli, le intimazioni e la persuasione e non sia tollerato che i civili sostino presso le truppe o intorno alle armi in postazione.<\/p>\n\n\n\n<p>4) I reparti debbono assumere e mantenere sempre grinta dura e atteggiamento estremamente risoluto. Quando impiegati in servizio di ordine pubblico, in sosta od in movimento, abbiano il fucile a pronti e non a bracciarm.<\/p>\n\n\n\n<p>5) Muovendo contro gruppi di individui che turbino l&#8217;ordine pubblico o non attengano alle prescrizioni dell&#8217;autorit\u00e0 militare, si proceda in formazione da combattimento e si apra il fuoco a distanza anche con mortai e artiglieria senza preavvisi di sorta, come se si procedesse contro truppe nemiche (&#8230;).<\/p>\n\n\n\n<p>6) Non \u00e8 ammesso il tiro in aria. Si tira sempre a colpire come in combattimento (&#8230;).&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Scrive il Tenente Pilota Gioacchino Pelliccia, di servizio all&#8217;aeroporto di Reggio Emilia: &#8220;E venne il 25 Luglio 1943! Io che vivevo fuori dalla vita politica, pensai che non fosse male che, durante la guerra, la direzione del Paese passasse nelle mani dei militari; rimasi sdegnato nel vedere masse di facinorosi&nbsp; (operai delle Officine Reggiane) che laceravano la Bandiera tricolore per sventolare solo il rosso &#8211; per me, Italiano, \u00e8 stato un vero pugno nello stomaco&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giorno 28 Luglio i comunisti iniziano a diffondere alle Reggiane la parola d&#8217;ordine &#8220;Basta con la guerra, i Tedeschi in Germania&#8221;, con l&#8217;intendimento di &#8220;far sfilare le 12.000 maestranze per le vie della citt\u00e0&#8221; (G. Magnanini Regime Badoglio a Re). L&#8217;operazione funziona e gli operai iniziano ad abbandonare in massa i posti di lavoro e ad uscire dagli stabilimenti.<\/p>\n\n\n\n<p>In quelle ore a Reggio dovrebbe essere gi\u00e0 avvenuto il passaggio del comando dal Prefetto alle autorit\u00e0 militari: in realt\u00e0 la situazione viene seguita di concerto dal Prefetto, dal Questore, dal Comandante dei Carabinieri e dai militari che decidono di presidiare la Prefettura, il Carcere e le OMI Reggiane.<\/p>\n\n\n\n<p>Alle Reggiane, dove gli operai stanno abbandonando i posti di lavoro, viene fatta affluire una formazione di Bersaglieri che si schiera davanti alla fabbrica, piazzando una mitragliatrice. Bersaglieri e operai vengono immediatamente a fronteggiarsi. Seguono momenti di confusione, drammaticamente interrotti da una raffica di mitragliatrice che lascia sul terreno 9 operai morti e almeno 29 feriti. Rimangono uccisi Antonio Artioli, Vincenzo Bellocchi, Nello Ferretti, Eugenio Fava, Armando Grisendi, Gino menozzi, Osvaldo Notari, Domenica Secchi e Angelo Tanzi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"464\" height=\"665\" src=\"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/caduta01.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-475\" srcset=\"https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/caduta01.jpg 464w, https:\/\/reggioblog.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/caduta01-209x300.jpg 209w\" sizes=\"auto, (max-width: 464px) 100vw, 464px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo avviene dopo appena tre giorni dalla caduta del Fascismo, dall&#8217;arresto di Mussolini.<\/p>\n\n\n\n<p>Il Regime fascista non aveva mai visto i Fanti Piumati schierare le mitragliatrici contro gli operai: Bersaglieri e Lavoratori erano stati protagonisti della mitologia fascista.<\/p>\n\n\n\n<p>In una settimana, nel resto d&#8217;Italia, davanti ai fucili del governo Badoglio rimarranno sul terreno 81 Italiani e altri 320 rimarranno feriti.<\/p>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 l&#8217;unica novit\u00e0. Pochi elementi appartenenti ad una formazione politica minoritaria e chiusa fino al settarismo, com&#8217;era nel 1943 il Partito Comunista alle Reggiane, sono stati in grado di far partecipare ad una propria azione politica una importante comunit\u00e0 di lavoratori, coinvolgendola in un sanguinoso epilogo che, tuttavia, si prospetta come fonte di lotta, di vendette e di proselitismo.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p>Centro Studi Italia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Reggio Emilia Luglio 1943, il corto circuito della Caduta del Fascismo, l&#8217;antifascismo inizia sparando sugli operai delle Reggiane. \u201cIl nemico ha iniziato questa notte l\u2019attacco contro la Sicilia\u201d (Bollettino di Guerra trasmesso l\u201911 luglio 1943) La notte fra il 9 e il 10 Luglio 1943, con lo sbarco in Sicilia, inizia l\u2019invasione dell\u2019Italia da parte [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":478,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"class_list":["post-472","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.5 - 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