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Nanetti su SENTENZA ENCOR

DiAndrea Nanetti

Mar 23, 2022

Rileggendo l’ultimo verdetto con cui il tribunale reggiano ha confermato l’esecutorietà del risarcimento al comune di Correggio, restano insoluti i misteri del crac EnCor. Dove son finiti 28 milioni di euro?

Intanto i 6 milioni e 864mila euro di risarcimento, comminati all’ex sindaco Iotti, al direttore Pellegrini e se non verranno recuperati, anche agli ex assessori. Non saranno recuperati, se non in minima parte, perché l’assicurazione personale degli amministratori pubblici non copre in caso di dolo (come sentenziato dai giudici) e, non risultano disposte misure cautelative sulle proprietà degli imputati. 

Poi ricordiamo che a sottoscrivere le famigerate lettere di patronage, quelle che indebitarono il comune, c’erano anche gli ex assessori. Peraltro la Corte dei conti ha riconosciuto che non furono preventivamente approvate dal consiglio comunale, come imposto da regolamento enti locali (TUEL).

Tra quegli assessori anche Rita Carrozza, avvocato civilista, che per professione conosceva bene la portata delle lettere di patronage. Comunque sindaco e giunta agirono su mandato del PD, che ora scarica le colpe su Iotti e Pellegrini. 

Poi tante scelte si basarono s’una pletora di consulenti e intermediari che procurarono clamorose trappole. Solo per citarne 2: Matteo Coveri della Amtrade, compratore (insolvente) di EnCor, poi ricercato dall’Interpol e finito in carcere in Puglia nel giugno 2018, con mandato d’arresto internazionale.

E Vinnaco Frezza, un fornitore, che sta scontando 7 anni e 6 mesi per cui è stato condannato dalla Cassazione il 13 dicembre 2017, per truffe risalenti al 2004. Ma perché furono incaricati soggetti così?

Nel settembre 2013 interrogai la giunta sui 727.391 euro pagati per l’olio combustibile mai pervenuto. E poi sullo strano acquisto di motori navali risalenti alla Cecoslovacchia unita e risultati, guarda caso, improduttivi.

Ebbene nel 2016, emerse che il suddetto Frezza, amministratore di “Pieffe Trade srl” mediò con la società rumena “Nelli Oil Cel Tech”. Dunque incaricarono proprio uno che già nel 2004 fu arrestato platealmente dai Gico (corpo speciale dalla Guardia di Finanza) per associazione a delinquere finalizzata a truffa, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e riciclaggio, per questi reati già precedentemente condannato dal tribunale di Ancona. 

Frezza dichiarò che quella partita d’olio, pagata e mai arrivata, andò persa: “causa straordinaria nevicata che sfondò il deposito in Romania”.

Insomma ora come allora solo la magistratura ordinaria, non la Corte dei Conti, che è contabile, ha gli strumenti per chiarire, quindi speriamo che quell’indagine della procura Reggiana aperta nel dicembre 2013, giunga a qualcosa.

NB. FATTI, NOMI E CIRCOSTANZE DOCUMENTATI. 

Presidente Circolo Fratelli D’Italia Correggio