Signor Ministro,
Sono un uomo di destra, a lungo nelle istituzioni locali, terzo figlio di un poliziotto in servizio in piazza il 7 luglio 1960, partigiano sulle natie colline piacentine, assunto in Polizia di Stato dopo l’amnistia Togliatti. Porto con orgoglio il suo nome di battaglia.
Tutti gli anni sento il dovere morale di far sentire la voce dei familiari dei poliziotti, criminalizzati a lungo dalla sinistra, perché per cercare la verità bisogna sentire le due campane. A Reggio Emilia, da sempre, suona solo quella della sinistra, anche su quei tragici fatti.
Esprimo come da sempre vicinanza ai familiari dei manifestanti uccisi. Occorre però ricordare anche i poliziotti che patirono sofferenze mai ricordate. Mio padre Paolo, ad esempio, dopo qualche tempo dal 7 luglio fu oggetto di una imboscata che, da lì a non molto gli provocò la cecità assoluta, fu riconosciuto grande invalido per servizio. Aveva poco più di 40 anni e rimase cieco sino a 92 anni, nel 2015,quando morì.
Lui, ai miei fratelli ed a me ha sempre raccontato che la manifestazione organizzata dal Pci, non autorizzata, non fu pacifica. La Polizia prima di sparare fu oggetto di aggressioni da parte dei manifestanti. Ora voglio riportare una parte dell’intervista esclusiva rilasciata l’anno scorso da Vincenzo Bertolini, Segretario Provinciale del Pci a Reggio Emilia negli anni 80. In merito ai fatti del 7 luglio, Vincenzo, che ho conosciuto e apprezzato come avversario leale sui banchi del Consiglio comunale, disse: “C’era uno strano clima, quasi insurezionalista a sinistra, non sempre giustificabile. E’ importante avere una visione un po più obiettiva dei tempi. Ricordo che due sere prima del 7 luglio, in via del Vescocado, vennero aggrediti tre poliziotti. Li picchiarono a sangue con una ferocia pazzesca, poveretti e poi li portarono via mezzi morti.
Io ero un ragazzo ma mi impressionai molto e quella scena non la scorderò mai”.La signora Marina Menozzi, che abitava vicino alla piazza ove avvennero gli scontri, l’anno scorso, alla stampa, rilascio’ una intervista nella quale ricordava che il 7 luglio, suo padre e suo fratello erano scesi a vedere la manifestazione del Pci ed erano tornati bianchi in viso per le aggressioni alla Polizia a cui assistettero.
Purtroppo, da lì a poco si udirono gli spari e sul selciato rimasero cinque manifestanti, che meritano il mio e non solo rispetto. In questi giorni ho ricevuto testimonianze di amici, figli di poliziotti in servizio con mio padre che mi hanno raccontato delle sofferenze patite dalle loro famiglie dopo il 7 luglio 1960, quando la polizia non era “fascista”, secondo la vulgata di sinistra, ma al servizio della Repubblica, con il Governo Tambroni, monocolore Dc, al quale il Msi aveva dato il voto in Parlamento, senza essere al Governo. Mi preme però ricordare che, in altre occasioni, prima del 7 luglio 1960,il Msi aveva dato l’appoggio esterno a monocolori Dc, senza che ciò provocasse moti di piazza. Signor Ministro, mi auguro che la mia lettera le sia utile, per il discorso che dovrà tenere in piazza il 7 luglio prossimo e che in lei prevalga il senso dello Stato, non quello di partito, e possa ricordare, insieme ai manifestanti uccisi dalla Polizia, i patimenti e le sofferenze dei poliziotti, perché, dalle due campane, si giunga ad una memoria condivisa. Rinnovo l’invito, ai familiari dei manifestanti uccisi, ad un incontro riservato con me, mio fratello Aldo e i figli dei poliziotti in piazza in quella tragica data.
Marco Eboli Figlio di un poliziotto.