Ho presentato alla città, ieri sera all’Hotel Astoria, una ricerca che ho voluto fare per evidenziare le testimonianze ignorate ed escluse dalle celebrazioni annuali dei tragici fatti del 7 luglio 1960 a Reggio Emilia.
Premetto che il ricordo dei cinque manifestanti morti è doveroso. Lo è altrettanto il sacrificio e le aggressioni a cui le Forze dell’Ordine furono sottoposte, non solo il 7 luglio, ma anche nei giorni immediatamente precedenti. Nel mio lavoro ho voluto raccogliere le testimonianze, contenute in libri, articoli di stampa, interviste di Sacerdoti, politici, cittadini, che vissero quel periodo.
Tra i tanti, Don Gaetano Incerti, Mons. Wilson Pignagnoli, l’On. Pasquale Marconi (già comandante partigiano delle Fiamme Verdi), l’On. Mauro Del Bue (esponente del PSI), Vincenzo Bertolini (ex segretario del PCI) e Marco Eboli, figlio di un poliziotto in servizio quel tragico giorno e successivamente aggredito in via Emilia, durante il servizio, a causa della quale perse completamente la vista.
Da tutte queste testimonianze emerge innanzitutto una pianificazione dei disordini e degli scontri, da parte di Cgil e Pci, nell’organizzazione della manifestazione ed in aggressioni prolungate e precedenti, successive al 7 luglio 1960 ai danni delle Forze dell’Ordine. Un dato emblematico, quello del 4 luglio 1960 quando, nel tentativo di difendere la sede del Msi in via Roma, furono feriti trentuno appartenenti alla Forze dell’Ordine e nessun manifestante.
La presentazione di ieri, ha visto la gradita presenza del signor Silvano Franchi, fratello di uno dei manifestanti morti. Dopo la mia relazione, ha preso la parola ed ha ribadito la sua versione dei fatti. Subito dopo ha preso la parola Marco Eboli, il quale evitando volutamente di promuovere uno scontro politico ha proposto a Franchi di dialogare tra persone, le cui famiglie hanno riportato gravi conseguenze da quel giorno tragico e l’esigenza di rispettare il reciproco dolore. La famiglia Franchi, di aver perso un figlio e un fratello, la famiglia Eboli, di aver avuto il marito e padre cieco per cinquant’anni, sino alla morte avvenuta nel 2015.
Il confronto si è concluso con una stretta di mano tra Franchi ed Eboli.
Il mio auspicio è che di ciò che è avvenuto ieri sera, tengano conto i relatori della celebrazione ufficiale del prossimo 7 luglio.