La visita del Ministro Orlando, in occasione della ricorrenza dei tragici fatti del 7 luglio 1960,non è riuscita a smentire ciò che aveva anticipato il blog Porto Franco, prevedendo che, con la solita retorica, ci sarebbe stata sempre meno partecipazione.
Infatti, 250 persone, compresi Sindaci e Pd e Cgil, non è certo una folla e non rappresenta, come ha detto il Sindaco, la città. Avevo invitato, i familiari di Ovidio Farioli ad un confronto tra persone, non un dibattito politico, per confrontarsi sul comune dolore: lui, aver perso il fratello, io e la mia famiglia, aver avuto il padre ridotto in cecità, essendo poliziotto, in seguito alla aggressione subita dopo il 7 luglio.
La risposta negativa non mi scoraggia. Voglio solo far sapere al signor Farioli, che mi pare accecato dal rancore, che mio padre non ha mai portato rancore per i suoi aggressori e nemmeno io. Pregherò per il signor Farioli affinché possa ricredersi.
Nel merito della interpretazione dei fatti mi limito a ricordare date e fatti. Il 30 giugno il PCI impedì il comizio ad Almirante in piazza Duomo, il 4 agosto assaltarono la sede del Msi di via Roma, il 5 luglio, in base al l’intervista rilasciata da Vincenzo Bertolini, segretario Pci negli anni 80 a Nextstopreggio, in via del Vescovado furono pestati a sangue tre poliziotti.
Bertolini aggiunse che la sinistra, allora, era, in parte, insurezionalista e che la manifestazione non si sarebbe dovuta fare. Don Gaetano Incerti, cappellano alle Reggiane, nel suo libro di memorie, ha scritto:”nulla di ciò che avvenne fu per caso. Tutto preparato, i finti cantieri, per prendere le munizioni, auto che dovevano impedire i movimenti della polizia. Tegole, pietre, molotov contro la Polizia”.Penso che ce ne sia abbastanza per far riflettere, anche il Pd, in vista del prossimo anno.
Marco Eboli Figlio di un poliziotto