Dopo più di 70 anni di oblio, la Repubblica ha riconosciuto il 10 febbraio quale
“Giorno del Ricordo” (Articolo 1, legge n. 92 del 30 marzo 2004), occasione per tutti
gli italiani di conoscere una pagina di storia del nostro paese e di onorare la memoria
di migliaia di connazionali, trucidati dai partigiani comunisti titini tra 1943 e il 1945
in Istria, Fiume, Dalmazia e nella Venezia Giulia.
Questo almeno nelle intenzioni.
La realtà, alla quale siamo costretti ad assistere noi esuli e familiari di esuli da quelle
terre martoriate, è invece ben diversa. Purtroppo conosciamo bene la nostra storia, ma
difficilmente la sentiamo raccontare o ci viene concesso di raccontarla…
È una storia scomoda, per tanti motivi, potremmo sintetizzare dicendo che i nostri
aguzzini hanno vinto la guerra (che si siano macchiati di crimini orrendi non interessa
a nessuno) e che… i colpevoli sono sempre gli altri!
Siamo abituati a versioni storiche dal sapore giustificazionista, a boicottaggi e
atteggiamenti odiosi di vario genere, ma quanto accaduto di recente in Piemonte e a
Milano, ci lascia senza parole.
In Piemonte la decisione della Corte dei Conti di indagare la Regione solo per aver
annunciato la distribuzione di un testo sui crimini di Tito, non solo non tiene conto
della legge 92 del 2004 (di cui sopra) che prevede iniziative per diffondere la
conoscenza di quei tragici fatti, ma offende la memoria di chi ne è stato vittima.
A Milano la targa dedicata a Don Angelo Tarticchio, sacerdote infoibato, è rimasta
scoperta solo il tempo strettamente necessario a ricordarlo e poi immediatamente
ricoperta subendo una vera e propria censura in quanto la dicitura “infoibato dai
comunisti jugoslavi di Tito” doveva essere sostituita con il generico “dalle milizie
jugoslave di Tito”.
Fuggirono in trecentocinquantamila dall’orrore titino, sono passati tanti anni e molti
di loro sono già morti, senza aver mai visto alcuna forma di giustizia o, almeno, una
memoria condivisa.
Inutile chiedere rispetto e comprensione a chi non li vuole concedere.
Abbiamo appreso però che la Commissione Giustizia ha calendarizzato l’esame del
disegno di legge (su proposta del Sen. Luca Ciriani), che modifica l’articolo 604-bis
del codice penale aggiungendo un comma che, accanto al riferimento espresso alla
Shoah, richiama i massacri delle foibe. Auspichiamo pertanto che tale modifica non
trovi ostacoli alla sua approvazione e che in questo modo chi non ha rispetto per le
sofferenze patite dalla nostra gente e non riconosce la nostra tragedia o la giustifica,
possa avere una giusta punizione.
COMITATO FAMILIARI DELLE VITTIME
GIULIANE, ISTRIANE, FIUMANE E DALMATE
La Presidente
Flavia Maraston