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La Guerra Giusta dei Vescovi di Reggio di ieri e di oggi

DiLuca Tadolini

Mag 31, 2021

Un documento sulla Chiesa reggiana durante la Guerra Civile 1943 -1945 che manca nell’articolo del Corriere della Sera di Aldo Cazzullo.

Vorrei aggiungere un documento all’articolo del giornalista Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, «Il sacerdote fucilato dai fascisti, il seminarista ucciso da partigiani: segreti e verità della “guerra civile italiana”». Cazzullo riporta l’intero martirologio del clero reggiano, e le drammatiche testimonianze della conversione di un milite fascista quindicenne che fucilò Don Pasquino Borghi e della figlia partigiano che diede il colpo di grazia al seminarista Rolando Rivi. Ma Cazzullo, coinvolgendo il Vescovo di Reggio Emilia Monsignor Camisasca, conclude che «il fatto che vennero commesse atrocità non esclude che ci fosse una parte sbagliata, quella di Hitler e Mussolini, e una parte giusta, quella che combatteva il nazifascismo», cui aggiunge a sostegno «E questo sostiene Camisasca, era ben chiaro a quasi tutti i sacerdoti emiliani, già prima dello scoppio della guerra: «Dopo la proclamazione delle leggi razziali del 1938, anche se costretta al silenzio, la maggioranza pressochè assoluta del clero non ebbe più dubbi sul contenuto di odio e di negazione del Vangelo dei proclami del fascismo”».

Ora, pur essendo noto il concetto di “guerra giusta”, bellum iustum, per la Chiesa, può rimanere il dubbio su Roosevelt e Stalin sull’altare. Ma rimanendo sulla guerra civile nel reggiano, di cui parla l’articolo, si invita alla lettura del documento che segue.

Reggio Emilia, 12 Febbraio 1945, il Maggiore Attilio Tesei, Capo Ufficio Politico Investigativo, l’unità più direttamente impegnata nella lotta ai partigiani, si reca dal Vescovo di Reggio Emilia Mons. Brettoni e dell’incontro redige una precisa relazione in 6 punti per il Comandante Provinciale, Colonnello Anselmo Ballarino.

L’incontro tra il Vescovo ed il Capo dell’Upi appare non essere stato l’unico, in quanto il Maggiore Tesei scrive che “stamane alle ore 10, in seguito ad analogo invito mi sono nuovamente recato da S.Ecc. il Vescovo di Reggio Emilia e Principe il quale mi ha accolto con la consueta cordialità e mi ha intrattenuto lungamente in colloquio”. D’altronde, l’ufficiale introduce la relazione dell’incontro con il Vescovo con “a seguito mie precedenti n° 293/A.11 del 3 e 15 Febbraio u.s.”, che sembrano rimandare ad altrettanti incontri con il Vescovo.

Così il Capo dell’Upi espone i punti trattati con Mons. Brettoni:

Tra i vari argomenti trattati, di natura politica meritano soprattutto di essere segnalato:

“1° – Conferma dell’avvenuta fucilazione, da parte dei partigiani, del Ten. Col. BATTAGLIA avvenuta a Leguigno il giorno 17/2/1945 XXIII°. – Il Vescovo si è lungamente intrattenuto sul descrivere i particolari della fucilazione (da noi già conosciuta) il comportamento magnifico del Colonnello – comportamento che lo stesso Vescovo ha definiti superbamente cristiano ed eroico.-

2° – Conferma dell’avvenuta fucilazione del funzionario di Prefettura Colitti. Tali notizie sono pervenute ufficialmente, tramite Mons. Rabotti, al Vescovo che ha tenuto ad esprimermi tutto il suo dolore e la sua deplorazione per i due orrendi delitti.

3° – Manifestazione di compiacimento per l’accoglienza avuta dalla sua lettera “per la distensione degli animi” ed ha ancora assicurato la sua decisa volontà di continuare nella sua opera di persuasione per il ritorno alla normalità.-

4° – Deplorazione di tutti gli atti di violenza compiuti dalle bande comuniste e sconfessione completa dell’alleanza “Comunista -democristiana” che ha definito contraria ad ogni buona norma cattolica ed appartenente ad una di quelle alleanze che in ogni tempo sono sempre state condannate da tutti i Papi del tempo.

5° – Manifestazione di schietta ammirazione per le truppe italo-germaniche che in particolar modo per il soldato tedesco che ha definito superbo ammirevole sotto ogni aspetto.

6° – (Avute da me alcune buone notizie sulla situazione del nostro fronte e sul comportamento delle nostre truppe).

Manifesta di aperto compiacimento per il mancato arrivo degli Anglo- americani e dei loro italiani.”[1]

Si aggiunge che in quei giorni vi fu una importante presa di posizione sulla violenza fratricida del Vescovo Brettoni nella Pastorale della Quaresima. Rispose Renato Rossi, Segretario Federale del Partito Fascista Repubblicano di Reggio Emilia, che pubblica su Reggio Repubblicana, un drammatico articolo in risposta al Vescovo, che sarà il suo ultimo proclama politico: «D’accordo col Vescovo».[2] Forse bisognerebbe leggere anche quello.

Credo che, se si deve parlare di “pacificazione” e se viene richiamata la parola “verità”, si debba avere il coraggio di esporre un quadro il più completo possibile delle proprie conoscenze e senza calcoli politici di opportunità politica, visto anche che siamo nel 2021 e forse si può finalmente esseri sinceri su quello che sappiamo del 1945.

Luca Tadolini (Centro Studi Italia)


[1] ACSI, 632^ Comando Prov.le, UPI, 12 Marzo 1945,  Il Capo dell’Upi Magg. Attilio Tesei.

[2] Reggio Repubblicana, Aprile 1945. “Abbiamo letto con vivo interesse la Pastorale della Quaresima che il Vescovo di Reggio Emilia ha diramato al Clero e al popolo della Diocesi per la distensione degli animi.

Siamo, in linea di principio, pienamente d’accordo con Lui.

Siamo stati noi i primi a biasimare gli atti violenti e feroci, le uccisioni indiscriminate di donne e le stragi di intere famiglie. Siamo stati noi i primi ad invitare i fuori-legge a desistere dalla nefanda opera di banditismo e di assassinio a tradimento.

Siamo noi che rappresentiamo in questo territorio le forze dell’ordine e della legalità e che ci siamo assunti il grave e difficile compito di tutela della popolazione, quelli che, come e più del nostro Vescovo, ci addoloriamo di questa tragica ed angosciosa situazione della quale più degli altri sentiamo il peso e la gravità.

Ma chi, e che cosa ci ha portato questo? A chi si debbono attribuire le responsabilità del sangue fraterno che viene versato ogni giorno, dell’aperta e palese violazione delle supreme leggi della giustizia e della morale cristiana?

Questo noi vogliamo chiedere al nostro Vescovo, al Clero e la popolo della nostra Diocesi. Questo noi teniamo a chiarire e stabilire una volta per sempre con cosciente obiettività e onesta serenità di spirito, al di sopra e al di fuori delle divisioni di parte.

C’è stato un tradimento che una larga massa d’Italiani, i migliori, perché più fedeli al senso dell’onore e della dignità della Patria, non hanno voluto sottoscrivere.

La Chiesa ha sempre esaltato e propagandato i valori dello spirito contro quelli della materia e dell’egoistico interesse personale e terreno. Non si possono quindi mettere sullo stesso piano gli uomini che tradiscono e quelli che tengono fede, per un senso d’onore e la dignità e salvezza morale e materiale della terra cui appartengono, alla parola data.

Contro un re traditore che ha consegnato l’Italia nelle mani del nemico, era logico, legittimo e naturale che insorgessero uomini onesti e consapevoli che, spinti da un esasperato amor di Patria ed alla fedeltà ad un’Idea ed ad un Partito che la Patria aveva esaltata e portata alla dignità di grande Nazione europea e mondiale, non potevano sopportare l’avvilimento di una resa infamante e l’annientamento di quei principi morali per i quali avevano vissuto e combattuto.

In questa povera e piagata Italia si sono creati due Stati: uno monarchico figlio del tradimento, asservito al nemico in lotta contro l’alleato con cui aveva condiviso le glorie ed il sangue sui campi di battaglia; l’altro repubblicano, per naturale antitesi alla monarchia e per una non procrastinabile marcia sulla via della libertà, fascista come prima, fedele come prima ai suoi impegni d’onore e di amicizia.

Quale la parte sana: quella degli uomini veri, dei veri italiani? Mi risponda il Vescovo, mi rispondano i Parroci di tutte le Parrocchie d’Italia.

Si è creato fra una parte e l’altra un fronte di guerra. Eserciti stranieri contendono sul disgraziato suolo della nostra Patria i destini dei loro popoli.

Gli Italiani migliori hanno ripreso con entusiasmo le armi a fianco dei camerati tedeschi, come già in Africa, in Grecia, in Russia,e su tutti i campi di battaglia d’Europa. Dall’altra parte, gli Italiani rinnegati, invigliacchiti dal tradimento del loro misero re, hanno dimenticato i loro Morti, e la tragedia delle città distrutte, delle pene sofferte e si sono abbracciati, in una politica di viltà e di rinunciatarismo, agli uccisori dei loro fratelli, ai distruttori delle loro case, ai nemici della loro Patria.

Da quale parte, Signor Vescovo e Reverendi Parroci, sta la giustizia e la santità della Causa?

La propaganda e l’azione nemica, unita a quella dei traditori, hanno creato nelle province italiane, e in particolare riguardo nella nostra provincia, quel fenomeno di ribellismo cruento e feroce che giustamente il nostro Vescovo condanna e che tenta, con la buona parola del Padre, di impedire o per lo meno attenuare.

Ma chi ha voluto questa guerra civile, fraterna, che fa così male al cuore ed allo spirito di tutti gli italiani e che getta tanti lutti fra le già pacifiche popolazioni delle nostre contrade?

Chi sono questi ribelli, questi partigiani, questi fuori-legge che ci colpiscono alle spalle in agguato, che uccidono con la fredda ferocia dei criminali, che tentano d’impedirci di lealmente combattere per la salvezza e l’onore della nostra Patria?

I soliti rinnegati, quelli che per la Patria mai hanno sofferto e lottato, quelli che mai hanno avuto nel cuore sentimenti nobili e sani, quelli che credono e sperano attraverso la vittoria, ormai per loro certa, del nemico, di trarre con poca spesa ottimi vantaggi personali o di rifarsi certe verginità o attribuirsi meriti che mai avevano saputo onestamente conquistare.

Sono dei banditi che approfittano di ogni occasione per rubare e saccheggiare, dei criminali pagati dal nemico, per cui lo assassinio è un gioco e l’agguato un divertimento.

Mai hanno saputo rischiare la vita da soldati, in leale e aperto combattimento, con una fiamma di passione e fede ne cuore. Per loro la Patria si riassume nel piccolo gioco degli interessi personali: che sia grande o piccola, potente o schiava, a loro poco importa, perché possano godere la loro vita ricca di epicureismi e povera di ideali.

Questi, Signor Vescovo e Signori Sacerdoti, sono i nostri avversari, quelli che ci uccidono e uccidono le nostre donne. Che tra essi ci sia una minoranza che combatte unicamente per un’ideale diverso dal nostro e al nostro contrario, noi non sappiamo e non possiamo ammetterlo. Perché al di sopra di tutte le idee e di tutte le divisioni di parte non vediamo sempre e solo l’Italia; e gli uomini onesti e giusti non possono in questo momento vedere l’Italia là dove solo c’è fango di viltà e di tradimento.

Voi condannate, oltre alle feroci criminalità dei fuori legge, anche le rappresaglie cruente. È vero le rappresaglie sono avvenute. Ma come deve difendersi un Governo che vuole imporre le sue leggi, che vuole combattere la sua guerra, che vuole mantenere l’ordine e tutelare le popolazioni, di fronte a fatti di assassinio e sabotaggio che continuamente si ripetono e si moltiplicano ovunque?

Con la clemenza? Con il perdono? Si è provato a lungo anche questo, ma inutilmente. A un certo momento il non Vendicare i nostri morti, il non far valere le nostre leggi, avrebbe significato debolezza, rinuncia e incapacità politica e di comando. Gli atti di forza sono alle volte un dovere, un terribile dovere per gli uomini di governo. Ma quando il fine è giusto e santo e quando si pensi che con il sacrificio della vita di un uomo si possono salvare cento altri uomini e soprattutto si possono salvare un patrimonio spirituale e morale così alto, come quello della Patria, noi crediamo che Dio giusto e grande giustifichi e perdoni.

Queste considerazioni ci sono uscite spontanee e immediate subito dopo aver letto la buona e legittima Pastorale del nostro Vescovo; e ci ha invaso un senso di amarezza il pensare che ancora troppi Prelati, troppo Parroci, troppi Sacerdoti, non si sono resi e non si vogliono ancora render conto della giustizia e della santità della Causa che noi combattiamo e dell’immensa distanza che separa noi dagli altri.

Hanno invece, nella maggior parte dei casi, aiutato i rinnegati contro gli uomini di fede, l’Antipatria contro la Patria, l’Anticristo contro la legge di Dio, e con la loro opera e con la loro propaganda hanno fortemente contribuito a gettare i germi e a fomentare l’odio da cui è scaturita questa guerra fraterna che forse oggi vorrebbero –troppo tardi- scongiurare.

Noi siamo d’accordo con il nostro Vescovo e siamo da parte nostra disposti ad aiutarlo nel generoso tentativo. Ma vogliamo che siano di tutto d’accordo i Parroci e i Sacerdoti della Diocesi e della Provincia. Vogliamo vedere in essi non dei favoreggiatori e conseguentemente dei complici delle bande di fuori-legge, ma solo e almeno degli uomini coscienti della loro nobile missione e ossequienti alle leggi del territorio dove si estende la loro giurisdizione religiosa.

Se questo riusciremo a raggiungere ne sentirebbe un certo sollievo, non la nostra fede cristiana e cattolica, che mai è rimasta incrinata, ma la fiducia e la stima nei suoi terreni Ministri.”