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“Un fiore sull’asfalto nascerà.” il 29 Aprile 1975 moriva Sergio Ramelli

DiAndrea Cernieri

Apr 29, 2021

Nel mondo della politica di nicchia, quella fatta di ricordo e impegno extraparlamentare, quella fatta di storia tradizione e riti, quello che è successo è oscuro agli occhi di molti, ma inquietante per chi gli anni 70 li ha vissuti.

L’anniversario della morte di Sergio Ramelli.
Sergio era un ragazzo ventenne, che nel marzo del 1975 venne aggredito e massacrato a colpi di chiave inglese, da un commando extraparlamentare di sinistra di studenti di medicina. Tralasciando l’ovvia volontà di uccidere, dopo 48 giorni di agonia Sergio morirà, sotto gli occhi di Anita, sua madre.

Nella Milano del 1975, la notizia della morte di quel ragazzo ebbe questo effetto: in consiglio comunale, ne diede la notizia un eletto del MSI, i consiglieri di maggioranza festeggiarono, in un grottesco spettacolo che di umano non aveva neanche i volti dei protagonisti; il corteo funebre venne vietato e, sul muro esterno del palazzo dove viveva la famiglia Ramelli, comparvero delle scritte di minacce per il fratello di Sergio e in sfregio a quel ragazzo ucciso ripetutamente da quella città.
Solo 10 anni dopo vennero rinviati a giudizio gli assassini, oggi, uno di loro è primario al Niguarda di Milano.

Volete sapere qual era la colpa di Sergio? Lui che del fascismo sapeva quello che aveva letto sui libri? Aver scritto un tema di denuncia sugli eventi che l’anno prima avevano visto Padova sprofondare nella tragedia di due uomini ammazzati nella sede del MSI da un commando delle Brigate Rosse.

Sono passati 46 anni dal giorno in cui Sergio spirò, sono passati 45 anni dal giorno in cui Enrico Pedenovi, consigliere Missino, venne freddato mentre si recava alla commemorazione per Sergio, ad un anno dalla sua morte, ma il fuoco che ha investito la libreria Ritter ci ricorda che l’odio di chi non riesce a sopportare la bellezza della lotta non si placa.

“Uccidere un fascista non è reato” e “Le sedi dei fascisti vanno chiuse con il fuoco”, slogan che stanno tornando di moda, slogan che feriscono, perché Sergio, Enrico, i fratelli Mattei, i ragazzi di Acca Larentia, e tutti i 21 giovani di destra trucidati negli anni ’70 erano prima di tutto Italiani ed un po’ eroi, perché scegliere di donare la propria vita alla nazione dalla “parte sbagliata” è stato eroico ed è stato un autentico segno di libertà, quella libertà che fa paura, libertà figlia della cultura e dell’amore di chi non si piega mai.

Gli eroi sono tutti giovani e belli e Sergio vivrà per sempre, giovane e bello, com’era quel giorno, mentre tornava a casa, quanto dei vili vollero la sua vita perché la bellezza ed il coraggio fanno sempre troppa paura.

Sergio non è il simbolo di una parte politica, Sergio è un fiore che appartiene alla nazione intera.