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IL FIASCO INGLESE DELL’OPERAZIONE TOMBOLA: L’ATTACCO AL COMANDO TEDESCO DI ALBINEA

DiLuca Tadolini

Apr 2, 2021

Prendo occasione per la ricorrenza dell’assalto al Comando tedesco di Albine (RE) nel Marzo 1945, durante l’ultima fase della Seconda Guerra Mondiale, per proporre una ricostruzione dell’evento, pubblicata in “La Repubblica Sociale Italiana a Reggio Emilia. 1945. Lo scontro frontale prima dell’invasione”, pubblicata dalle Edizioni all’Insegna del Veltro.

La decisione angloamericana di far ripiegare l’idea della “Resistenza” da esercito di popolo a semplici squadre di sabotatori, sembra avere a che fare con un rapporto riservato delle forze speciali che denunciava la possibilità che i comunisti utilizzassero gli aiuti militari concessi per la guerra antifascista ad altri scopi di conquista del potere in Italia: “Appreciation by N. Special Forces, of implications of the present policy of supply dropping operations to the Italian partizans in the light of recent information about the Communist controller bands”1 .

L’esperimento dei servizi speciali Usa di una resistenza di massa ad egemonia comunista era fallito con la Repubblica di Montefiorino.

Il ripiegamento in massa dei partigiani oltre le linee, nell’autunno-inverno 1944, aveva dato fiato alle critiche dei servizi speciali inglesi verso i partigiani comunisti.

Gli alti comandi angloamericani avevano tirato le somme sui partigiani italiani: “i partigiani attuali sono gli antifascisti meno compromessi e militanti testati durante un lungo periodo incluso un duro inverno. Sono abbastanza forti per portare a termine i compiti affidati loro per supportare gli Alleati. I nuovi arrivati saranno per la maggior parte gente che si è scoperta improvvisamente antifascista quando ha realizzato l’imminenza della fine del fascismo. Oppure quelli che hanno, nel loro passato, episodi che è bene far dimenticare. In ogni caso rimane troppo poco tempo perché le nuove reclute siano addestrate allo scopo di avere qualche utilità. (…) Non c’è nessuna ragione per cui dovremmo accollarci una massa di convertiti dell’ultima ora che agiscono per portare a casa gloria o per partecipare ai benefici accordati ai veri patrioti”. Così si legge nel Report on Special Operations in Italy del Marzo 1945.2

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Nel settore reggiano, le nuove direttive angloamericane per la guerra partigiana trovarono presto applicazione nei piani del responsabile della missione dei servizi speciali, Capitano Michael Lees. Quest’ultimo aveva già organizzato attorno all’ufficiale alpino Glauco Monducci Gordon una squadra di una trentina di sabotatori, ed una squadra con compiti di intelligence affidata al partigiano Giulio Davoli.3 Le direttive arrivavano dal Tactical Headquarters del SOE di Firenze, diretto da Charles Macintosh, che ordinava gli attacchi partigiani in base all’avanzamento della 5^Armata: “Fu deciso che, oltre a lanciare una serie di operazioni di sabotaggio che coincidessero con l’attacco della 5^ Armata, avremmo cercato di creare il massimo scompiglio nel sistema di comunicazioni e di trasporto dei tedeschi non solo sabotando strade, ponti e ferrovie, ma anche sferrando un attacco su tutti i fronti, colpendo le loro basi logistiche, linee telefoniche, stazioni, ecc”4 .

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Grazie alle informazioni avute da un prigioniero tedesco, viene individuato un obiettivo di un certo rilievo: il 451^ Comando e controllo tedesco sito a Villa Rossi, in località Botteghe di Albinea, nella prima collina reggiana: una zona dove la guerriglia antifascista non aveva mai svolto azioni di rilievo.

L’informativa è del 19 Marzo e arriva dalla missione inglese Soe che parla di “prigioniero tedesco, telefonista privato del gen. Hauk del 451° Comando Staff Corps a Botteghe”5 .

Inizialmente, il Capitano Lees aveva programmato l’assassinio del Generale Fuerstein, che il prigioniero tedesco aveva indicato come responsabile del centro di comando: “Facemmo un tentativo, ma siccome cercammo di eliminarlo mentre si stava recando in chiesa, essendo un cattolico praticante e devoto, i nostri piani fallirono per un cambiamento del Generale di Corpo d’Armata Hauk che a quanto pare non era così devoto come lui e non andò in chiesa lungo il percorso sul quale l’imboscata lo stava aspettando”.6

Fallita la strada dell’omicidio dell’ufficiale in stile gappista, Lees si rivolge di nuovo al Tactical Headquarters del SOE di Firenze. Macintosh mette a disposizione per la missione uno squadrone dello Special Air Service, la formazione d’assalto recentemente creata che non nascondeva di avere mutuato i propri metodi anche dalle tecniche dei gangsters.

Il reparto da inviare a Reggio Emilia sarebbe stato comandato da Roy Farran.

Il nome in codice dell’operazione: Tombola.

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Roy Farran, disobbedendo più volte agli ordini7 , condusse un disastroso attacco al comando tedesco, che si tramutò in un inutile bagno di sangue:

“Disobbedendo ad ordini ben precisi, Farran si paracadutò insieme ai suoi uomini; cercò di giustificare l’atto spericolato adducendo il desiderio di mostrarsi meritevole della loro fiducia e del loro rispetto (anche se all’epoca riuscì a convincere l’equipaggio americano dell’aereo che li aveva portati sulla zona di lancio a dichiarare che era caduto dall’aereo mentre stava aiutando i suoi a lanciarsi). Farran e Lees formarono poi un battaglione misto, che consisteva in un centinaio di italiani, una settantina di russi (in gran parte disertori dell’Esercito tedesco) e una cinquantina di uomini delle SAS. L’obiettivo della loro operazione era Villa Rossi e una villa vicina, Villa Calvi. La missione fu approvata dal Tactical Headquarters del SOE di Firenze; a Lees furono paracadutate delle foto aeree dell’obiettivo e fu deciso che l’operazione avrebbe avuto luogo il 27 Marzo.

Ed è qui che le cose incominciarono ad andare male.

Per cominciare il Tactical Headquarters del SOE di Firenze decise che l’operazione avrebbe dovuto essere rimandata fino a quando si sarebbe potuto coordinarla con l’imminente offensiva di primavera delle Forze Armate Alleate, e Macintosh mandò un messaggio a Lees informandolo di questa decisione. Per ragioni tuttora ignote questo messaggio fu ignorato; forse perché Lees aveva spento la radio, cosa che poi negò vigorosamente, o forse perché il messaggio arrivò quando la missione era già partita o forse ancora (e questa è la scusa addotta da Farran) perché i termini del messaggio erano piuttosto ambigui e di non facile interpretazione. Jim Davies, che fu inviato per comunicare queste istruzioni di persona e per dare maggior peso al messaggio di blocco dell’operazione, arrivò alla base di Lees dopo aver percorso chilometri a piedi e in bicicletta, ma non vi trovò nessuno. Comunque fosse, la missione andò avanti, con l’utilizzo di un centinaio di uomini individualmente selezionati e armati con armi automatiche, che attaccarono entrambe le ville a notte fonda. Con una stravagante spacconata Farran aveva chiesto la presenza di un suonatore di cornamusa.

Ma neanche le potenti e stridenti note di Highland Laddie suonate da questo strumento riuscirono a far coronare l’operazione dal successo.

Le forze d’assalto incontrarono una resistenza violentissima, che impedì loro di arrivare all’appartamento del generale, situato al piano superiore della villa. Di conseguenza, dopo dieci minuti Farran fu costretto ad ordinare la ritirata, lasciandosi alle spalle le due ville in fiamme. Ma molti uomini persero la vita: morirono una trentina di tedeschi, tre uomini delle SAS e diversi partigiani. Lo stesso Lees fu gravemente ferito e pochi giorni dopo dovette essere evacuato con un piccolo aereo. E, ironia della sorte, si venne poi a sapere che quella sera il generale Hauck non era nemmeno presente a Villa Rossi.”8

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La rete informativa “riservatissima” fascista ebbe immediatamente notizia dell’attacco con dati piuttosto precisi, tanto da individuare anche l’unità partigiana impiegata, e notizie sulle perdite indicative di un fiasco inglese:

“Questa notte alle ore 2 un gruppo di partigiani della Montagna (Fiamme Verdi) al comando di paracadutisti inglesi sferravano un attacco contro il Comando Generale di Albinea.-

Per primo venne sparato alla sentinella, che però rimase incolume perché una pallottola gli perforava soltanto la giacca.-

Tre paracadutisti riuscivano ad entrare nell’edificio dove risiede il Generale, e mentre erano diretti verso la camera ove dormiva il generale, un colonnello usciva con un mitra alla mano e riusciva a colpirli tutti e tre cagionandone la morte.-

Dopo breve sparatoria i partigiani si davano alla fuga, lasciando sul terreno una mitragliatrice inglese “Bremmen”, un “Tomson”, altre armi, un sacco di caricatori per il Bremmen ed altre munizioni.

Nessuna perdita da parte dei soldati germanici, soltanto uno ebbe una lieve scalfittura alla faccia.”9

Sull’attacco a Villa Rossi, la propaganda antifascista cercò di costruire il racconto di una grande vittoria, minimizzando le proprie perdite ed ingigantendo quelle tedesche. Quelle riconosciute da inglesi ed antifascisti furono i 3 uomini delle forze speciali inglesi del 2^ Squadrone SAS, il Tenente J.A. Riccomini, il Sergente Guscot, il Caporale Samuel Bolden; i ferito grave il Capitano Lees comandante della Missione Envolope della 1^ Special Forces inglese, il Maggiore Gordon Glauco Monducci, ed altri 6 uomini. Le perdite tedesche si sarebbero concentrate nella villa Calvi che andò a fuoco.

La stampa fascista, a controprova del fallimento dell’operazione nemica, non ebbe problemi dare con risalto la notizia dell’attacco, pur, ovviamente, con qualche omissione sull’importanza dell’obiettivo:

LA BANDA ERA COMANDATA DA UFFICIALI INGLESI

“La notte sul 27 marzo una banda composta da forti gruppi di partigiani, agli ordini di ufficiali inglesi, ha attaccato un accantonamento tedesco in quel di Albinea.

La sentinella di guardia ha dato immediatamente l’allarme.

Nel conflitto che è intervenuto si sono avuti 3 morti inglesi, 5 partigiani, 21 feriti fatti prigionieri. I tedeschi non hanno subito alcuna perdita.”10

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Forse non è corretto giudicare un militare per le azioni che andrà a compiere in una guerra successiva rispetto a quella di cui si tratta, ma nel caso di Farran, i paradossi sono tali che risulta impossibile resistere alla tentazione.

Il Maggiore Roy Farran, il “liberatore” venuto dal cielo, l’”eroe” dell’attacco al comando nazista di Albinea, diverrà l’assassino di un giovane ebreo.

“Roy Farran picked up a rock and smashed it against the boy’s head. After one or more blows Alexander Rubowitz died”.11

L’ex commando inglese, Croix de Guerre nella guerra contro il nazismo, diviene lo spietato cacciatore di ebrei sionisti in Palestina, dove cattura e massacra, spaccandogli il cranio a colpi di pietra, il sedicenne Alexander Rubowitz, militante del gruppo sionista LEHI, al secolo Stern Gang.

Non per niente i sionisti di Stern scrivevano che l’Inghilterra era “an enemy not less dangerous than Nazi Germany”.

Ma non finisce qui: la vendetta sionista per il massacro del giovane Rubowitz arrivò a casa del liberatore antinazista-cacciatore di sionisti Roy Farran sotto forma di pacco bomba, che, però, sbagliò bersaglio ed uccise il fratello del Maggiore.

Nella Palestina sotto Mandato inglese, Roy Farran, per le sue capacità in guerra non convenzionale, diviene il comandante di una squadra speciale segreta, creata dal comandante della Scuola di Polizia Colonnello Bernard Fergusson con il beneplacito del Comandante della Polizia in Palestina, Gray.

In queste azioni Farran cattura un sionista sedicenne, Alexander Rubowitz, ed interrogandolo arriva a massacrarlo a morte.

Roy Farran confessa l’omicidio al Colonnello Fergusson, e viene aperta una procedura di accusa. Il Comandante della Polizia Gray teme però che la condanna di Farran pregiudichi i successi delle squadre speciali. A sua volta Fergusson è preoccupato per il suo coinvolgimento, tant’è che la sua testimonianza non viene fatta entrare nel processo. La procedura finisce in nulla.

Farran viene fatto scappare in Siria, ed il corpo di Rubowitz viene fatto sparire. La famiglia ancora lo reclama. Nel 2004 alcuni archivi sono stati aperti ed è emerso il carteggio Fergusson-Gray relativo in caso Farran in cui è riportata anche la confessione dell’omicidio di Rubowitz.

1 T. Piffer, cit., p. 208-325 nota.

2 T. Piffer, cit., p. 207-8.

3 D. Stafford, La resistenza segreta- Le Missioni del SOE in Italia 1943-1945, Mursia, Milano 2013, 374.

4 D. Stafford, La resistenza segreta, cit., 376.

5 M.Minardi M.Storchi, Messaggi dall’Emilia-Le missioni n.1 Special Forces e l’attività di intelligence in Emilia 1944-1945, Edizioni dell’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea di Parma, Parma 2003, pp.114-5.

6 Michael Lees, Draft Mission Report” , p.6 riportato in D. Stafford, La resistenza segreta, cit., 376.

7 R.Farran, Operation Tombola, pp. 9-10 e 18-19, citato in D. Stafford, La resistenza segreta, cit., 377-476.

8 Stafford, La resistenza segreta, cit., 377-79.

9 ACSI, Upi RE, Dalla nostra rete informativa ci viene segnalato, 27 Marzo 1945