Viene chiesta la damnatio memoriae per Celio Rabotti da tre consiglieri comunali di Castelnovo ne’ Monti (d’opposizione di centro destra e cinque stelle) tramite “rimozione del ritratto dalla galleria d’onore dei sindaci” in quanto “ha approvato le leggi razziali come deputato nel 1938/39. Ha requisito i beni dei cittadini reggiani di origine ebrea, li ha avviati al campo di concentramento, e nel dopoguerra è stato affiliato alla loggia massonica segreta ed eversiva P2”.
Celio Rabotti sarà, quindi, cancellato dalla sua comunità, dopo un processo sommario, senza difesa.
Eppure, la posizione di Celio Rabotti, durante il Regime Fascista è nota da decenni, se non da sempre.
Non mi risulta che fosse nella Loggia P2, ma che fosse (secondo Gabriele Franzini in un suo articolo di Telereggio) solo comparso fra i reggiani negli elenchi della loggia Virtus, trovati nei primi anni ‘80, quando lui, classe 1896, era già scomparso nel 1975. Ma come ho detto si tratta di processo sommario e le accuse sono tali.
Ho avuto la fortuna di conoscere il figlio, Corrado, stimato giornalista e storico reggiano, il quale mi riferì personalmente una testimonianza relativa al padre, comunque pubblicata nel suo noto libro Reggio Emilia, cronache, immagini, personaggi: «E’ il primo maggio 1945, sei giorni dopo l’ingresso dei partigiani, ed è la prima celebrazione di una festa tutta di sinistra. Quanti hanno avuto in qualche modo a che fare col passato regime sono timorosi e nascosti. Soltanto mio padre passeggia tranquillamente per il centro. Lo tiene a braccetto, e di ciò gli sono grato ancor oggi quando mi confessa la sua emozione di allora, Sergio Rivi, giovane, ma già impegnato nella resistenza e nella politica. In piazza Cavour un palco segna la linea d’arrivo di una corsa di biciclette. Fra le autorità vi è quel gentiluomo di antico stampo di Camparada, autorevole membro del C.L.N.. Li vede, è amico d’entrambi, l’esitazione è impercettibile, si sporge e dice a voce alta: “Onorevole! Si accomodi con noi”.»
Considerato che quel primo maggio ’45 in città non era di riconciliazione, tant’è che i partigiani comunisti uccidevano, solo quello stesso giorno, almeno 18 Reggiani, la testimonianza propone una riflessione a chi chiede la damnatio memoriae per Celio Rabotti: forse che la resistenza antifascista dava poca importanza alle responsabilità sulla persecuzione degli ebrei? Oppure a Celio Rabotti non venivano contestate responsabilità per la sua militanza fascista?
Perché questa richiesta in questo Marzo 2021 rispetto a fatti risalenti anche di oltre 80 anni? Azzardo l’ipotesi più leggera, che questa improbabile tempestività voglia emulare la recente iconoclastia politica made in Usa, proponendosi più realisti del re nell’obbedire all’egemonia culturale a senso unico (oggi di sinistra).
Cancellare una persona, giudicandola sommariamente, usando l’accusa suprema del “Male Assoluto” non è un gesto contro il totalitarismo, è totalitarismo dei nostri giorni. È il nuovo letto di Procuste: chi non rientra nella misura stabilita viene fatto a pezzi. Oggi tocca a Celio Rabotti. Nel silenzio intimidito della sua terra, per mano di chi crede così di non finirvi a sua volta.
Personalmente sono già arrivato ad una piccola conclusione: alle prossime elezioni non voterei per i consiglieri firmatari di questa mozione.